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Wednesday, December 5, 2018

Il toast, per caso

Ok, post al volo scritto unicamente per condividere con il mondo intero la scoperta casuale di una roba meravigliosa. Ché le robe meravigliose vanno condivise, no?

Una solita mattina di autunno, di quelle uggiose, con poca luce, reduce dall'ennesima notte insonne, il Teodolindo ed io ci apprestavamo a preparare la colazione per i figli. Con quei due neuroni funzionanti che oramai restano dopo l'anno trascorso, stanchi pure loro, schiaccio con la forchetta un dattero nella ciotola della SignoRina, per poi aggiungerci lo yogurt naturale. A differenza di noi genitori, la SignoRina non mostra il minimo segno di fatica, quindi richiede un notevole grado di sorveglianza costante. Fu così che, tra il tenere lei, fare attenzione che non facesse un bordello con lo yogurt, rispondere all'ennesima, urgente domanda del Sig. Tenace su chi vince tra l'anchilosauro e il dimetrodonte (non sono vissuti nella stessa epoca, quindi non potevano combattere, se ve lo steste chiedendo anche voi), dicevo fu così che spalmai la forchetta con il dattero sul mio toast al formaggio.
Caz.
È stata la prima reazione.
Però era tardi. Ho messo lo stesso il grilled cheese nel tostapane e mi sono preparata ad una colazione del cavolo.


Ennesima foto pessima, vuoi per il piatto incrinato,
vuoi per la luce infima delle 6 del mattino,
vuoi per il toast sbocconcellato.
Ho stabilito un nuovo primato. Foodblogger, spostatevi.


Invece, delizia. Goduria. Una delle robe più buone mangiate ultimamente. In assoluto il miglior grilled cheese mai assaggiato. Il punto è che per puro caso avevo usato del cheddar affumicato, quindi molto saporito, che faceva un magnifico contrasto con il dolce del dattero. Da allora i datteri al mattino finiscono di proposito metà nello yogurt della piccina e metà nel mio toast.

Allora, adesso ascoltatemi. Fatevelo e poi me ne parlate.

Quindi, prendete del buon pane in cassetta, tagliate a fette del formaggio dal gusto deciso, perfetto se affumicato: io andrei di gruyere, o una toma stagionata, o anche scamorza affumicata.
Spezzettate un dattero (uno solo, non di più) sopra al formaggio e richiudete il toast.
Grigliatelo nel vostro tostapane e accompagnatelo con un buon caffè.

E buona giornata, lo sarà sicuramente.




Friday, April 27, 2018

Il potere terapeutico dell'accendere il forno (titolo corto)

Il titolo lungo è
Il potere terapeutico dell'accendere il forno per poter poi sentire il profumo di torta che cura ogni male e soprattutto fa sentire meno la stanchezza di oramai troppe notti insonni e della ripresa del lavoro.

E con questo ho praticamente scritto il post. Manca solo la ricetta, che ho trovato girovagando su instagram. Ho visto queste tortine, chiamate Black and White Cupcakes, ho dato una rapida occhiata alla ricetta e, con mia sorpresa, l'ho trovata semplice e rapida.
Ho pensato
"Forse ce la posso fare anche tenendo in braccio la SignoRina",
la quale SignoRina è uscita finalmente dal quarto trimestre, ma, da quando sono rientrata al lavoro e l'ho mollata al Teodolindo per i prossimi mesi, non appena mi vede varcare l'uscio al mio ritorno  mi si attacca come un mitile allo scoglio e non mi molla fino al mattino dopo.
Comunque, un brivido di adrenalina mi lungo la schiena, mentre ho detto tra me e me
"Vuoi vedere che riesco a sfornare delle tortine? Così sciué sciué alle 5 del pomeriggio mentre il Teodolindo è uscito per recuperare il Sig. Tenace? E loro rientrano e con meraviglia si accorgono che domani a colazione si mangia roba buona?"
Detto fatto.

Tortine che raffreddano. Qui il profumo, di crema di ricotta e cioccolato, era magnifico. 


Voila la recette, sans gluten, ça va sans dire. Per la versione con glutine, usate farina bianca al posto del solito mix, ma secondo me ci perde di gusto.

Tortine bicolore ricotta e cioccolato

Per la crema
175g di ricotta
una tazza* di gocce o scaglie di cioccolato
un uovo
1/2 tazza di zucchero grezzo di canna

Per la base
1 tazza e 1/2 di farina (1/2 di farina di riso bruno, 1/2 di amido di tapioca, 1/2 di farina di grano saraceno)
1/4 tazza di cacao amaro
1/2 tazza di olio di cocco, sciolto (o in alternativa burro, sempre sciolto)
1/2 tazza di zucchero grezzo di canna
1 tazza di acqua tiepida
1 cucchiaino di lievito
un pizzico di sale

Per prima cosa preriscaldare il forno a 180 gradi e imburrare e infarinare una teglia per muffin, quella classica con 12 stampi.
Preparare la crema, amalgamando bene la ricotta con l'uovo e lo zucchero. Aggiungere le gocce di cioccolato alla fine. Tenere da parte.
Preparare la base al cacao, setacciando le farine con lo zucchero, il cacao, lo lievito e il sale. Unire l'olio di cocco e l'acqua e mescolare velocemente.
A questo punto versare una cucchiaiata abbondante di questo composto in ognuno degli stampi da muffin e poi aggiungere sopra la crema. Io, quando mettevo la crema di ricotta, la spingevo un po' in giù con il cucchiaio, in modo che non stesse solo in superficie ma che si mescolasse un minimo alla base al cacao, diventandone il morbido ripieno in cottura (vedi foto in basso).
Cuocere in forno per 25-30 minuti o finché la crema risulti abbastanza resistente al tatto. Lasciar raffreddare completamente prima di gustare.

Altra foto della serie "la vendetta della foodblogger", con pezzo di torta impunemente sbocconcellato da me stamattina. Ma almeno si vede com'è l'interno delle tortine


E buona colazione.


*la tazza indicata è la classica "cup" americana. Io fossi in Italia userei come corrispondenza un vasetto di yogurt o un contenitore di quella capienza, all'incirca.






Wednesday, January 24, 2018

Quelle ricette veloci che fanno scena

Eccole.
Una per colazione, una per pranzo e un per cena. Con un enorme grazie a chi ha contribuito nei commenti al post di qualche settimana fa (vedi sotto).

Iniziamo con la German pancake, anche nota come Dutch Baby, e qui a casa nostra ribattezzata Frittella magica dal Sig. Tenace. Il perché del nome deriva da quanto questo mega pancake si gonfia in forno. I bambini di solito ne restano affascinati. Poi, altrettanto magicamente e in modo deprimente, la frittellazza si sgonfia appena messa in tavola, ma tant'è. Prendiamo quel che di bello ci offre in modo effimero.

Direttamente dal libro di Marion Cunningham

3 uova
1/2 tazza di farina (se senza glutine, 1/4 di farina di riso integrale e 1/4 di farina di tapioca)
1/2 tazza di latte
un pizzico di sale
due cucchiai di burro sciolto
zucchero a velo o sciroppo d'acero
succo di limone

Preriscaldare il forno a 200 gradi C.
Mescolare le uova con la farina e il sale, aggiungere il latte fino ad ottenere una pastella liscia e, in ultimo, il burro fuso. Infornare in una teglia rivestita da carta forno e far cuocere 15-20 minuti max.
Servire irrorandola di succo di limone e zucchero a velo, o nel nostro caso sciroppo d'acero.

Ho cercato di fare la foto il più in fretta possibile, ma si stava già sgonfiando


Continuiamo con la pasta con ricotta e spinaci, suggerita da Martacci. Grazie! E' stata un successone e l'abbiamo già fatta due volte.
Detto direttamente con le parole di Martacci dal suo commento al post precedente:

"Il mio è un piatto da studentessa, che oggi è accolto con furore dagli uomini di casa: pasta spinaci e ricotta. La versione di casa include spinaci saltati in padella (anche surgelati eh) con aglio / scalogno e poi ricotta e un po' di noce moscata e parmigiano."

Detto e fatto.

Pasta con glutine, visto che trattasi del mio pranzo in solitaria con la SignoRina


Infine, per la cena, un secondo che è di una facilita estrema, ma di grande effetto. Ottimo e versatile, sto già pensando ad altre verdure con cui provarlo (finocchi? patate? asparagi?).
In questo caso dico grazie al commento anonimo, mooolto anonimo (ciao Eli!) di un'amica compagna di mattarelli e tortellini, delle cui ricette mi fido alla cieca da quella volta in cui eravamo in auto e mi disse: "Le linguine fatte con le acciughe sono la morte loro." E come darle torto.

Con parole sue: 
"Ricetta velocissima, ma forse l'hai già in repertorio: cremina di parmigiano o pecorino (o quel che vuoi), tipo quella del cacio e pepe, a cui aggiungere carciofi saltati in padella. Squisita!"

Io, non disponendo di carciofi che qui sono verdura primaverile e costano oro, ho usato carote e bok choy. La prossima volta aumenterò di almeno il doppio la salsina, perché è troppo golosa e ci sta tutta.

Foto pessima, fatta sulla pentola. Non rende giustizia al piatto.

Et bon appetit a chi come me cucina ancora con una mano e a chi può disporre di entrambe!


Monday, September 25, 2017

Sbucciando pere e mele

Volevo scrivere un bel post sull'arrivo dell'autunno e su come questa stagione mi scateni l'impulso irrefrenabile di sbucciare frutta per poi farci crostate, torte e clafoutis.
Poi, da una settimana, il solito meteo estremo di Montreal ci ha sorpreso con un ritorno dell'estate, temperature oltre i 30 gradi, cielo blu e sole caldo. Le piscine hanno riaperto, si indossano di nuovo canotte e pantaloni corti e noi ceniamo in terrazzo.
Ma io avevo già comprato kg di mele e kg di pere che ora giacciono in cucina e mi guardano dicendo: "Ci hai sedotte e abbandonate? Tutte le tue promesse?"
Le mantengo.
Voilà le mie due ricette preferite al momento, come al solito usate per la colazione.

Clafoutis pere e cioccolato
Questo si fa in un batter d'occhio, davvero. Ricetta perfetta da fare una sera in settimana. Io di solito procedo così: finita la cena, mentre il Teodolindo sparecchia, io e il Sig. Tenace ci attardiamo a tavola, ciacoliamo e intanto io sbuccio due o tre pere e le taglio a pezzetti piccoli.
Poi si procede con tutto il rituale per mettere a letto il pargolo: libri, lavaggio denti, canzoni e storie nel letto.
Quando il Sig. Tenace dorme beato, ritorno in cucina, accendo il forno a 180 gradi e mentre il forno si scalda preparo l'impasto, mescolando nell'ordine:

30g di farina di tapioca
30g di farina di riso bruno o di miglio
30g di farina di mandorle o mandorle tritato
(come al solito, per i non celiaci, il mix di farine è sostituibile da 100g circa di farina bianca, ma che noia...)
50g di zucchero
2 uova
200 ml di latte

Sistemo le pere tagliate sul fondo di una tortiera coperta di carta forno o imburrata e infarinata, ci aggiungo una manciata abbondante di gocce di cioccolato fondente, verso sopra l'impasto.
Di solito finisco addirittura prima che il forno abbia raggiunto la temperatura.
Lascio cuocere per 40 minuti, poi tiro fuori e lascio raffreddare sul bancone della cucina fino al mattino dopo (o per un po' se volete assaggiarne una fetta tiepida la sera).
L'unico aspetto negativo di questo clafoutis è che a casa nostra dura solo due colazioni: il primo giorno ne parte mezza, e il secondo viene finita. Ma il procedimento è così veloce che la faccio più volte a settimana.


Colazione iniziata da cinque minuti. Dopo altri venti la torta sarà ormai dimezzata.


Apple pie
Questa è solo un filo più laboriosa, in parte per il tempo di raffreddamento della frolla in frigorifero e in parte perché il Sig. Tenace non resiste all'accoppiata frolla-mattarello e vuole partecipare alla preparazione dei due dischi di pasta, con disastri annunciati e pezzi di frolla burrosa spalmati ovunque. Ormai gioco d'anticipo e abbondo con le dosi, per potergliene dare una pallina con cui fa quel che vuole dotato del suo mattarello personale.
Visto che sono un po' di corsa, anziché trascrivere le dosi, ho fatto le foto al mio quadernetto di appunti di cucina:



Come per una frolla qualsiasi, si setacciano insieme le farine con zucchero e sale, si unisce il burro tagliato a pezzetti e si lavora con la punta delle dita fino ad avere un composto sbricioloso. Si aggiunge l'uovo e qualche cucchiaio di acqua ben fredda per poter fare una bella palla che si mette poi a riposare in frigo almeno trenta minuti. È una frolla molto poco dolce, ricorda quei goduriosi biscotti scozzesi, gli shortbreads
Intanto si sbucciano 3-4 mele, si tagliano a pezzetti e si fanno appassire in un pentolino a fuoco basso, con magari un cucchiaio di acqua. Se le mele sono acidule, potrebbe essere il caso di aggiungere un cucchiaio di zucchero o, come faccio io, dello sciroppo d'acero, per compensare la frolla poco dolce. Se piace, si può spolverare un po' di cannella.
Si divide la frolla in due parti quasi uguali: la porzione più grossa serve per il fondo, la più piccola per lo strato che copre. Si stendono con il mattarello: con la prima si fodera una teglia rotonda, su cui si adagiano le mele, e si ricopre con il secondo disco di frolla. Io incido la pasta per permettere al vapore di uscire. 
Per la cottura, si inforna a 180C per 30 minuti circa, forse anche di più. Non ricordo. Io vado a occhio... e a profumo. La pressapochezza delle mie ricette ormai è nota. 

Ormai non ho più alcun pudore nel pubblicare foto penose


E voi cosa fate con pere e mele di questi tempi?


Saturday, July 1, 2017

Il sabato del villaggio

Nella sera del sabato del villaggio di casa nostra, la donzelletta è una graziosa brunetta di 39 anni che, messo a letto il figlio, nel silenzio e penombra della casa, mescola farina uova e latte per preparare la colazione della domenica.

La poesia finisce qui, anche se quel momento in cui sola e silenziosa io preparo l'impasto per i pancakes è uno dei miei preferiti di tutta la settimana.

Nulla vieta di preparare il tutto la mattina stessa, ma io trovo che non solo sia più pratico svegliarsi e trovare già la pastella pronta, ma che il riposo notturno giovi ai pancakes.

Si tratta di pancakes con un po' di farina di mais che conferisce un gusto unico e che si sposa molto bene con le fragole. Essendo piuttosto sottili, sembrano più crêpes che pancakes.

1/2 tazza di farina di riso integrale
1/4 tazza di farina di tapioca
1/4 tazza di farina di mais
2 uova
1 tazza di latte
1 cucchiaino di lievito per dolci

Si mescolano dapprima le tre farine con il lievito. Si aggiunge l'uovo e, a poco a poco il latte, fino ad avere una pastella liscia. Si copre e si mette a riposare in frigo fino al mattino seguente.

La domenica mattina si taglia la frutta da usare: fragole e pesche sono il nostro abbinamento preferito (soprattutto quando si ha una scorta di fragole per un anno in frigo...).
Si fa cuocere un mestolino di pastella in una padella imburrata, avendo cura che sia abbastanza sottile - la pastella, non la padella. Prima di girare la crêpe, si aggiunge la frutta e si ripiega a metà il pancake. Si gira, e si lascia cuocere per altri due-tre minuti.
A questo punto ci sono due opzioni: si toglie dal fuoco e si serve irrorando di sciroppo d'acero, oppure si lascia sul fuoco e si bagna con succo di frutta (pesca in questo caso, o arancia). In entrambi i modi sono deliziose.




E per finire torniamo a Leopardi, che a lui se non ricordo male già gli veniva la tristezza la domenica pensando alla settimana. Ecco, la possibilità di preparare questi pancakes la sera prima, fa sì che essi allietino non solo i giorni di festa, ma anche i lunedì mattina che spesso sono un po' più duri per tutti, non solo per il buon vecchio Giacomo.

Thursday, June 29, 2017

Fragole

Arriva l'estate ed arriva la stagione delle scorte di frutta. Non è mai troppo presto per cominciare, perché la sindrome dello scoiattolo colpisce già a giugno.
Noi abbiamo iniziato con le fragole, che siamo andati a raccogliere un sabato mattina in compagnia dei nostri amici che ci raccomandano sempre i migliori produttori (e poi ci danno anche le ricette dei crumbles...).




Questo è stato il raccolto, dopo un'oretta e mezza di schiene piegate sotto il sole.



E poi che farci con tutte 'ste fragole? Che, diciamocelo, bello bucolico andare a raccogliere fragole nei campi, neh, ma poi bisogna pulirle e lavarle e decidere come usarle. E a quel punto della giornata si è già un po' stanchi, ma non ci siamo persi d'animo e ci siamo dati da fare.

Un cestino è stato lavato e "depicciolato" ed è finito in frigo per il pronto uso (alias, riserva continua del Sig. Tenace che alla sera pisciava rosa da quante se ne fosse mangiate).

Il secondo cestino è stato lavato, depicciolato anch'esso e poi è finito nel congelatore, per le scorte invernali quando si avrà voglia di crostata o pancakes.

Il terzo è stato - indovina? - lavato e depicciolato e poi, con cinque gambi di rabarbaro e una stecca di vaniglia, è finito in un pentolone per diventare marmellata.


La marmellata di fragole, rabarbaro e vaniglia, prima volta in vita mia che la facevo, si è rivelata ottima. Ma proprio ottima.
Ho usato le solite proporzioni raccomandatemi dalla Enrica, fida amica di mia madre, esperta in marmellate: 300 g di zucchero di canna per 1kg di frutta (qui la ricetta originale).

E con il cestino pronto uso che ci ho fatto?
Potevo forse lasciarlo lì, facile preda di manine voraci?
No.
Come detto sopra, la mia amica spacciatrice di fornitori biologici è anche maestra di crumble improvvisati e mi ha passato la sua pseudo ricetta. Pseudo perché va molto a occhio, e per questo ci troviamo molto bene visto che abbiamo lo stesso approccio alla cucina. 

Riporto la ricetta direttamente dal suo messaggio whatsapp; notate la precisione delle dosi, ma ripeto io e lei ci capiamo ;)

Crumble di fragole
300 g di farina (riso bruno, saraceno, e un po' di bianca) [per noi senza glutine: farina di riso bruno, saraceno, mais]
qualche grano di saraceno intero [io non ce l'avevo, non l'ho messo]
1 uovo intero
un bel po' di olio di cocco [come sopra, non ce l'avevo; ho messo burro]
magari 3-4 cucchiai di zucchero
un po' di cannella e un po' di acqua se resta asciutto

Impasto con le mani, sbriciolo tutto bene e stendo sopra ad uno strato di fragole (con qualche goccia di limone e un pelino di sciroppo d'acero).
Schiaccio un po' lo strato di farina sopra alle fragole e poi inforno per 45 minuti. 
Grazie, Silvia!

Il crumble a colazione, alla luce dell'alba, nel piatto di un certo signore


Tutto qui? No. La morte loro è nei pancakes della domenica mattina. Ma quelli li riservo per un altro post.

Thursday, March 16, 2017

Il mascarpone

Qualche settimana c'è stato il compleanno del Teodolindo e io, conoscendo il mio pollo, avevo comprato del buon mascarpone - a peso oro - per preparargli qualcosa simil-tiramisù, suo dolce preferito, senza glutine.
Qualcosa come questi bicchierini che avevo fatto ques'estate:


Crema da tiramisù, alternata a biscotti al burro di noccioline sbriciolati e pesche.

Però poi, quella sera lì, come quella precedente e come i giorni che l'hanno seguita, siamo stati un po' travolti da imprevisti che han fatto sì che né il tiramisù né qualche suo parente senza savoiardi venissero preparati.

E il mascarpone giacque nel frigorifero fino alla vigilia della data di scadenza.

Capita così a casa nostra. Io apro il frigo, esclamo "Merda!", estraggo l'ingrediente che sta per tirare le cuoia e poi son boh, ci faccio qualcosa.

Stavolta ho messo i preziosi 250 g di mascarpone dritti nell'impasto di una torta. Che è un po' un sacrilegio, da questa parte del mondo, ma avevamo bisogno di qualcosa per far colazione il giorno dopo ed erano le sette di sera.

Ho usato la stessa identica ricetta del cake al burro di mandorle, sostituendo il burro di mandorle con il mascarpone. E poi schiaffandoci dentro due cucchiaiate abbondanti di Nutella (altra roba che a casa nostra non c'è mai e quindi preziosa come diamanti), appena prima di infornare, già nello stampo da plumcake.


Giusto per riportare la ricetta:

190 g di farina (per me 100g di tapioca, 50 g di farina di riso bruno, 40 g di farina di grano saraceno)
100 g di zucchero di canna
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
250 g di mascarpone
un po' di latte, se necessario
2 uova felici
Nutella, facoltativa

Si setacciano le farine insieme con il lievito e il bicarbonato, quindi si aggiunge lo zucchero.
In un'altra ciotola si mescola il mascarpone con le uova.
Si incorpora il composto di mascarpone e uova alle farine, e se dovesse risultare troppo denso si aggiunge qualche cucchiaio di latte.
Si versa quindi il composto in uno stampo da plum cake imburrato ed infarinato. A questo punto, si prende una bella cucchiaiata di Nutella o crema al cioccolato e la si versa sul composto, si danno due mescolate rapide e quindi si inforna a 180° C per 45-50 minuti circa.

La torta è venuta sorprendentemente buona, oltre che rapida.

Però mi resta il quesito: che altro avrei potuto fare con 250 g di mascarpone?! Voi che avreste fatto?

Wednesday, January 25, 2017

Plumcake di riso, al volo

Scrivo questa ricetta di plumcake di riso come l'ho fatta ieri sera. Al volo.

La ricetta arriva da un numero recente de La Cucina Italiana.

È andata così. Torno a casa dal lavoro con il Sig. Tenace, abbastanza stremati entrambi perché il meteo qui a Montreal ieri è stato folle e anche solo camminare sul marciapiede dalla fermata del bus a casa è stata un'impresa. Le giornate che vanno così bisogna aggiustarle, e per me il primo modo per aggiustare una giornata difficile è cucinare.
Torta per la colazione sia, allora.
Prendo le riviste di cucina e propongo al Sig. Tenace la scelta tra due torte semplici, da colazione:
"Sig. Tenace, quale vuoi? Questa (indico la foto) torta alla farina di cocco, amarene e yogurt o questo (indico altra foto) plumcake di riso e cioccolato?"
Senza esitazione, punta il dito
"Questo"
Alberello di bigné con crema al limone. 

"No, sig. Tenace, non ci siamo capiti. Queeeesto (schiaccio il mio indice sulla foto della torta al cocco) o queeeesto (metto foto del plumcake sotto il suo naso)?"
Lui, irremovibile, indica di nuovo l'alberello.
"Va bene, Sig. Tenace, scelta perfetta, sono d'accordo. Vada per il plumcake di riso!".

Nel frattempo torna a casa il Teodolindo. Ha un polso gonfio e viola perché la mattina è caduto sul ghiaccio. Con in braccio il Sig. Tenace.
Gli dico di riposarsi, che mi occupo io della cena, quindi i due uomini di casa si sistemano sul pavimento a giocare. Ma io sono a due metri da loro, presa dal fare una torta e la tentazione per il Sig. Tenace è troppo forte. Ricordo a chi legge che la cucina, per il Sig. Tenace, è una cosa seria.
La scena per l'ora successiva è la seguente:
Il Teodolindo e Sig. Tenace giocano tranquilli.
Io prendo le uova e mi appresto a separare i tuorli dagli albumi.
Il Sig. Tenace se ne accorge, molla tutto, dice al Teodolindo "Aspetta qui!", viene al tavolo, separa gli albumi dai tuorli e poi torna a giocare.
Io tiro fuori dall'armadietto lo sbattitore per montare gli albumi a neve.
Il Sig. Tenace scatta (sia mai che qualcun altro in casa possa usare lo sbattitore. È sua proprietà privata), ripete al Teodolindo "Aspetta!", corre da me, monta a neve gli albumi e poi torna al gioco.
Uno stress, povero bambino.
Notare che giocavano a fare una torta con il playdoh.

Foto fatta stamattina alle 6.10, da cui l'illuminazione


Questa è la ricetta.

500 ml di latte
150 g di riso (o proverei anche con il miglio)
80 g di burro ammorbidito
80 g di zucchero di canna
3 uova
50 g di cioccolato amaro (io 70%)
un pugno di mirtilli rossi o uvetta o ciliegie

Portare il latte a ebollizione. Versarci il riso e far cuocere a fuoco medio, mescolando di tanto in tanto, per 20 minuti. Frullarlo con il frullatore ad immersione fino a consistenza desiderata: preferite che si sentano i chicchi? Non frullatelo.
Separare i tuorli dagli albumi. In una ciotola mescolare i tuorli con lo zucchero ed il burro. Aggiungere il riso, il cioccolato e i mirtilli rossi. In ultimo incorporare gli albumi montati a neve.
Versare il tutto in uno stampo per plumcake imburrato.
Far cuocere in forno preriscaldato a 160 gradi C per 40 minuti.

La consistenza è molto particolare, a metà tra un budino ed una torta tradizionale. È golosissima e perfetta se si vuole variare un po' rispetto alle solite torte da colazione.

When the little hand gets in the way...




Friday, September 23, 2016

Come fare la marmellata

Questo non è un post su come fare la marmellata.
Questo è un post su come fare la marmellata quando il vostro coniuge ha ordinato per sbaglio 5-6 kg di prugne e vi sono state consegnate proprio alla vigilia di un fine settimana in cui sarai occupata per lavoro fino alla domenica sera.

1. Venerdì, sabato, domenica. Fare pace con i sensi di colpa. Ogni volta che passerai dalla cucina le prugne ti guarderanno battendo l'indice sull'orologio, come le signorine nei poster della Lorenzin sul fertility day. Impara ad ignorarle.

2. Lunedì sera, ore 20.30. Dopo aver cenato, fatto il bagno e messo a letto il Sig. Tenace, snocciolare e tagliare le prugne. Ci vorrà pazienza. Ci si mette lì in due, con un podcast interessante da ascoltare (noi questo) e si snocciola. Poi si pesano le prugne, le si mette in una pentola e si lasciano in frigo fino al mattino.

3. Martedì mattina, ore 6.30. Mentre si prepara la colazione, mettere a cuocere le prugne insieme a 300g di zucchero per kg di frutta. Più un mezzo bicchiere di acqua, così tanto per fare. Lasciar cuocere la marmellata a fuoco basso per 30-40 minuti da quando sobbolle.
Nel frattempo, in un'altra pentola, sterilizzare i vasetti e i coperchi.
A questo punto sul fornello si avranno: pentolino con il latte, pentolona della marmellata, pentolona per i vasetti. Il quarto fuoco sarà occupato dalla padella per far saltare zucchini e riso per le schiscette mie e del Teodolindo.
Il Sig. Tenace sarà già seduto a tavola a reclamare la colazione. Il coniuge sarà come sempre eccellente nel gestire la situazione.

4. Far colazione facendo finta che niente stia accadendo e che non si debba essere al lavoro tra 40 minuti. Dare le spalle al fornello e negare che si debba ancora procedere all'invasettamento aiuta nel potersi godere la colazione.

5. Truccarsi e prepararsi per uscire.

6. Ore 7.20, già vestite e pronte per il lavoro invasettare la marmellata, ancora bollente. È caldamente consigliato vestirsi di scuro o mettersi un grembiule ampio in caso di schizzi o gocce di marmellata volanti.

7. Ore 7.30. Cambiarsi la deliziosa gonna a righe bianche e azzurre e ora anche a pois color prugna. Non avevo ancora imparato il punto 6.

8. Ore 7.40. Mettere a riposare i vasetti a testa in giù. Baciare i due uomini di casa e uscire per andare al lavoro.



9. Dimenticarsi il fornello che resta in queste condizioni fino a sera. La parte più ardua sarà convincere il proprio coniuge a dimenticarsene anche lui, visto che il maniaco delle pulizie in casa è lui.






Thursday, August 18, 2016

Due... quattro ingredienti per le frittelle

Queste sono in assoluto le frittelle più veloci, e tra le più buone, che io abbia mai assaggiato per colazione. Se ne trovano diverse varianti su internet sotto il nome di "two ingredient pancakes", perché la ricetta originale prevede solo banana e uova. Stop.
Io ho aggiunto due ingredientini che avevo a portata di mano, perché le volevo più golose.
A ricetta veloce, corrisponde post sintetico, quindi trascrivo la ricetta ed invito chiunque passi di qui a provarla. Sono di una semplicità estrema e di una bontà strabiliante.

Per sette-otto frittelle, ci vogliono

1 banana matura, schiacciata con la forchetta
2 uova
3 cucchiai di farina di mandorle, o di mandorle tritate (facoltativo)
1 manciata di mirtilli (facoltativo)

Sbattere le uova con la banana schiacciata, aggiungere la farina di mandorle e i mirtilli.
Mescolare.
Friggere in una padella in cui si è fatta sciogliere una noce di burro.
Servire con sciroppo d'acero.




In altre parole, come stupire e fare felice i propri uomini in una mattina qualunque, prima di andare al lavoro.

Friday, July 8, 2016

Colazioni a 30 gradi

E con il post di oggi concorro nuovamente per le foto di cibo più brutte mai pubblicate sulla blogosfera. Riesco a superare me stessa ;)

Muffin sbocconcellato prima della colazione.
Esattamente a metà distanza tra la mano del Teodolindo e la tazza del Sig. Tenace.
Chi è il colpevole?


Questa è la stagione in cui si presenta puntuale la sfida su cosa preparare per colazione quando nella cucina di casa nostra ci sono una media di 29-31 gradi anche alle otto del mattino e quindi l'uso del forno è da limitare al minimo. Il punto è che la colazione da noi è davvero cosa seria, di solito composta da caraffe di latte e caffè, torta, tortine o biscotti fatti da me, cereali, yogurt, frutta fresca o cotta a seconda della stagione.

Quelle colazioni veloci o addirittura in piedi, a noi fanno rabbrividire, perche noi ci impieghiamo di solito mezz'ora o anche di più. Ciò in settimana, visto che il sabato e la domenica abbiamo l'abitudine addirittura della seconda colazione. 

Qualche settimana fa il Teodolindo ha pensato di ovviare al problema caldo torrido e forno acceso dicendomi: "Dai, Robi, domani mangiamo fette biscottate - comprate!- e marmellata e vedrai che va bene lo stesso". Io l'ho guardato perplessa e sentivo già l'insoddisfazione che avrei provato il mattino dopo nel sedermi a tavola, ma la voglia di accendere il forno era inesistente quindi gli ho dato retta.
Il giorno seguente non sono stata la sola delusa. Il Sig. Tenace ha guardato la sua fetta biscottata, l'ha rigirata un paio di volte e poi ha chiesto: "Cos'è?". E quel genio del Teodolindo: "Pulcino, è la torta del papà! Di solito mangiamo la torta che fa la mamma, oggi c'è quella del papà!". Per carità, il Sig. Tenace, pur scettico, si è convinto e se l'è mangiata, ma il mattino dopo, alla domanda del Teodolindo: "Vuoi ancora la torta del papà come ieri? Dai, che buona la torta del papà!!", laconico ha risposto: "Mamma.".

In questo contesto la ricetta per questi muffin veloci ha riscontrato un buon successo tra i commensali e ha limitato il forno acceso a venti minuti (20!). Magnifico. Uniscono il gusto e la croccantezza del mais alla morbidezza della panna e dell'uvetta. Provateli!


Questa è la foto migliore che sono riuscita a scattare. 
E questa la peggiore. Il mangiatore più veloce del West.


Muffin amor polenta
(La ricetta è liberamente ispirata a questa torta)

100 g di farina per polenta istantanea
50 g di farina di riso integrale
50 g di farina di tapioca
60 g di zucchero
2 uova
100 g di burro fuso
100 g di panna o ricotta o yogurt (quel che si ha in casa...)
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
uvetta ammollata

Setacciare le farine con il lievito ed il bicarbonato. Aggiungere lo zucchero. 
In un'altra ciotola, sbattere le uova con la panna ed il burro fuso.
Unire il composto di ingredienti secchi a quello di uova e altro. Infine aggiungere l'uvetta. Dare un'ultima mescolata e poi versare negli stampi per muffin.
In forno a 180 gradi C per 20 minuti. 

Le variazioni possibili sono molteplici. Ad esempio, la prossima volta voglio metterci le gocce di cioccolato oppure l'ananas disidratato. E magari provare con latte di cocco al posto della panna?


Quel che resta dei muffin.








Sunday, July 5, 2015

Lemon pancakes

Ogni volta che mi avanza un po' di ricotta, o meglio, che avanzo di proposito un po' di ricotta, so che è il momento dei pancakes al limone perché, come si legge nella bibbia della colazione*

"These pancakes make you sit up and take notice"



parafrasando, son così buoni che non puoi non imparare a farli. Subito. Ma la loro caratteristica distintiva, più che la bontà, è l'essere soffici e scioglievoli. Una nuvola profumata al limone.

La ricetta è talmente semplice, poi, che si impara a memoria e la difficoltà maggiore per me consiste nel dover prendere lo sbattitore per montare a neve gli albumi, aggeggio che si trova in un ripiano della cucina accessibile solo al Teodolindo o a me in piedi su una sedia. E con questo ho detto tutto: non ci sono scuse per non provarli.

Per due persone
2 uova, ovviamente felici
due cucchiai di farina (per me uno di sorgo e uno di tapioca)
un cucchiaio raso di zucchero di canna
la buccia grattugiata di mezzo limone
un cucchiaio di succo di limone
tre cucchiai di ricotta o mezza tazza, secondo i gusti
burro per la cottura

Separare i tuorli dagli albumi.
Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. Mescolare i tuorli con zucchero, farina, ricotta, scorza e succo di limone. Incorporare gli albumi montati a neve all'altro composto che alla fine deve risultare molto spumoso, così


Scaldare in una padella una noce di burro. Quando sfrigola, versare due cucchiaiate di composto e far cuocere due minuti, non di più. Il composto deve essere ancora morbido quando lo si gira. Far cuocere dall'altro lato un minutino appena.

Prima da un lato                                     poi dall'altro


Continuare fino ad esaurimento del composto. Io, per far prima, uso una padella piuttosto larga e ne cuocio due per volta.




Servire quando sono ancora caldi, irrorando con sciroppo d'acero abbondante.


Si sciolgono in bocca. Letteralmente.





*"The breakfast book" di Marion Cunningham. Ne avevo già parlato qui.

Sunday, March 8, 2015

Pan brioche con cioccolato, naturalmente senza glutine


Soffice e senza glutine possono stare in una stessa frase quanto Dior e H&M.

Ora, mentre sfogliavo l'ultimo numero della Cucina Italiana, regalatomi in abbonamento dal Teodolindo, sono capitata sulla ricetta di un pan brioche con gocce di cioccolato. La foto evocava la morbidezza dei pan brioche che si trovano nelle panetterie francesi, il loro profumo e quella sensazione di pasta che si scioglie in bocca da quanto soffice.
Troppa era la voglia. È stato immediato il provare a convertirlo in versione senza glutine, ben conscia delle inevitabili limitazioni.

Il cramique al cioccolato. Notare l'alveolatura: mai vista prima per un pane senza glutine!

Detto fatto. Il risultato è stato superiore alle aspettative e, nonostante la morbidezza sia ben lontana dai ricordi del pan brioche francese, questo è finora il miglior pane lievitato prodotto in casa Celiachindo. Molto poco dolce, si presta bene a diverse variazioni o abbinamenti con marmellate e creme.
Visto il buon esito con il lievito di birra, la prossima settimana lo provo con la pasta madre e lievitazioni lente lente. Non vedo l'ora.

Bando alle ciance, ecco la ricetta, modificata da quella comparsa sul numero di marzo 2015 della Cucina Italiana (pagina 126):


Cramique* con cioccolato

300 g di farine, così composti
     150 g di farina di tapioca
       75 g di farina di sorgo
       75 g di farina di riso integrale
1 cucchiaino di fibra di psyllum
20 g di zucchero
2 cucchiaini di lievito di birra secco
2 uova
100 ml di latte
40 g di burro
40 g di cioccolato fondente (io, al 90%)

Mescolare insieme le farine e la fibra di psyllum. 
Sciogliere il lievito con un po' di acqua tiepida e la metà dello zucchero. Quando il lievito è attivo, aggiungere 100 g di farine e metà del latte e mescolare. Coprire e lasciare riposare per mezz'ora.
A parte, impastare le farine restanti con le uova sbattute, poco alla volta. Tenere da parte un po' di uova, per spennellare la superficie del pane prima di infornare. Aggiungere il burro, anch'esso poco alla volta, facendo in modo che sia ben assorbito dall'impasto prima di aggiungerne dell'altro. Infine, unire il resto del latte e impastare ancora. Il composto sarà piuttosto appiccicoso, ma molto meno rispetto ad un suo simile con il glutine.
Trascorsa la mezz'ora, aggiungere il composto con lo lievito a quello di farina, uova, burro e latte. Impastare bene, quindi coprire e lasciare riposare (io l'ho messo in forno con la luce accesa) per circa un'ora.
Imburrare e infarinare una teglia da plum cake.
Riprendere l'impasto e aggiungerci il cioccolato tagliato a scaglie, lavorandolo velocemente.
Mettere il composto nella teglia da plum cake e farlo riposare ancora, sempre coperto, in forno con luce accesa, per altri trenta minuti.
Come sempre per i lievitati senza glutine, mai aspettarsi lievitazioni straordinarie! Non c'è il glutine - la colla - quindi più di tanto il composto non può diventare elastico ed aumentare di volume incorporando aria. 
Togliere dal forno, e spennellarlo con il poco di uova sbattute tenute da parte. Infornare per 35 minuti a 180 gradi.

Sfornare, annusare, lasciar raffreddare e aspettare il mattino successivo per gustarlo a colazione.

Il cramique. Sullo sfondo l'attrice non protagonista - confettura di mirtilli.


Si sa, noi siamo golosi e abbiamo spalmato le fette di cramique con della crema di marroni: delizioso.
Nei giorni successivi si scalda nel tostapane, e forse è ancora più buono, con sopra un velo di burro e la confettura di mirtilli.

Le fette, stamattina, prima di essere spalmate di crema di marroni. Poi non c'è stato tempo per la foto...




*il cramique pare essere un pane dolce al latte tipico del Belgio. Io, ignorante, quando ho letto cramique ho pensato: "Si son sbagliati! Volevan dire ceramique!" Deformazione...

Sunday, May 18, 2014

Crepes al succo d'arancia per una domenica di sole

Domenica mattina di sole e cielo blu.
Mi sveglio con in testa questa canzone e la voglia di fare le crepes al succo di arancia come quelle mangiate a Cuba quest'inverno.



Si parte dalla ricetta di base dei pancakes, o almeno io ho fatto così, anche se dubito che a Cuba usassero queste dosi:

una tazza di farina (io ho usato mezza tazza di farina di riso bruno, mezza tazza di farina di tapioca)
una tazza di latte
un uovo, felice
mezzo cucchiaino di lievito e una punta di cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale

Si mescola bene il tutto e si lascia riposare giusto il tempo di preparare la tavola per la colazione. Per l'occasione mi sembrava che i piatti di Jason Miller potessero andare molto bene, ma quando mai i piatti di Jason Miller non vanno bene?

Ho fatto friggere le crepes versando un mestolino di composto per volta in una padella antiaderente con poco burro (per me quello della Beurrerie du Patrimoine che è un burro di centrifuga) e facendo in modo che restassero piuttosto sottili.
Una volta fritte, le ho poi ripassate in padella, due per volta, bagnandole con il succo d'arancia, a fuoco piuttosto vivace. A Cuba aggiungevano in padella anche della papaya tagliata a cubetti ed il risultato finale era una delizia pura. Io mancavo di papaya stamattina, ma abbondavo di sciroppo d'acero. Di necessità, virtù.


Abbiamo iniziato la giornata irrorandole di sciroppo d'acero della nuova annata, bevendo caffè e decidendo che saremmo andati a passeggiare all'Ile de Boucherville per godere della domenica di primavera piena.

Monday, April 14, 2014

Torta bunet

Anche questa torta nasce dal solito momento di mezza crisi serale che segue la domanda: "Cosa mangiamo domani a colazione?". 

La prima volta che l'ho fatta avevo aperto il frigo e visto che c'era ancora un po' di ricotta. È già un buon punto di partenza. Poi sapevo di avere in casa cacao e amaretti perché era il periodo subito post diagnosi di celiachia e l'unico dolce sicuro senza glutine che sapevo fare era il bunet (a patto di trovare dei veri amaretti senza glutine). 

E cosi è nata la torta bunet. Il gusto è proprio quello del bunet, la ricotta la rende molto morbida e il marsala gli dà quel tocco un po' più adulto. 
E, particolare non da poco, è molto veloce sia da fare che da cuocere.

La Torta Bunet, ancora intera

Stasera sono tornata a casa tardi, il Fedi aveva già preparato la cena quindi io ho potuto dedicarmi alla torta da colazione, che poi però è diventata anche la torta da dopocena. 


Ingredienti
200 g di farina: 75 di farina di arrowroot o tapioca, 75 g di farina di riso bruno, 50 g di farina di grano saraceno
140 g di zucchero grezzo
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
200 g di ricotta, io ho usato quella di bufala canadese (famosa ricotta di bufala canadese...)
2 uova, naturalmente di galline felici
100 g di burro fuso
5-6 amaretti sbriciolati (senza glutine)
2-3 cucchiai rasi di cacao amaro (attenzione, deve essere senza glutine)
un cucchiaio di marsala

Questa era la fetta del Celiachindo...

Preriscaldare il forno a 170°C gradi e imburrare uno teglia rotonda (infarinarla con farina di riso, senza glutine).
Mischiare le tre farine con il lievito e il bicarbonato. Aggiungere lo zucchero.
Unire la ricotta schiacciata con la forchetta, le uova, il burro fatto fondere a fuoco molto basso. Mescolare bene, ma senza preoccuparsi troppo se restano grumi di ricotta.
Aggiungere il cacao, gli amaretti sbriciolati e il marsala.
Versare il composto nella teglia e infornare per 30-35 minuti circa. Deve rimanere morbida in superficie, al centro, ma asciutta alla prova stecchino. Estrarre dal forno, lasciare raffreddare e cospargere di zucchero a velo (anche questo deve essere senza glutine).


Gustarne una fetta la sera, dopo cena, accompagnata da un bicchierino di porto o di vin de glace canadese, mentre ci si racconta la giornata. O meglio, mentre il Celiachindo racconta la giornata e io penso a come scrivere la ricetta...




PS Visto che so che leggi, mio caro Fedi, si scherzava, eh! Ti ascoltavo attentamente mentre mi raccontavi dell'interessantissimo seminario a cui sei stato sul calendario vaccinale cubano...

Thursday, April 3, 2014

A colazione con Marion Cunningham - The Breakfast book

Per un'appassionata della colazione come me, questo libro non poteva restare molto tempo sullo scaffale della libreria in cui l'ho adocchiato. Credo, se ricordo bene, che mi sia saltato da solo tra le mani e poi altrettanto spontaneamente si sia diretto, con me attaccata, alla cassa.


The Breakfast book. L'ho amato da subito, fin da quando ho visto che non c'erano foto (che belli i libri di cucina senza foto!) e che invece le ricette erano intervallate da poesie o brani di romanzi sulla colazione. Meraviglia.

Marion Cunningham scrive molto bene; descrive le ricette in modo accattivante senza però tralasciare i dettagli. E poi mi ha conquistata con il suo decalogo di regole per sedersi al tavolo della colazione, da lei chiamato "Breakfast Table Civility and Deportment", che inizia con "1. Lavati la faccia e pettinati". Come non amarla?

Sabato scorso mi sono alzata presto e ho preparato questi, mentre il Celiachindo se la dormiva ancora:


Marion Cunningham li ha chiamati semplicemente "Bridge Creek Fresh Ginger Muffins". Così, un nome come un altro.
Io li ho ribattezzati "Muffin allo zenzero". Diciamo un filo più essenziale.

Ho fatto le mie solite modifiche:
1. senza glutine,
2. tutto biologico o di produttori che conosco
3. modifiche mie del momento perché, come già detto, non sono capace di seguire nessuna ricetta

Ingredienti
1/4 di tazza di zenzero candito tagliato a pezzetti piccoli
3 cucchiai di zucchero (io bruno)
100 g di burro moolto morbido, quasi sciolto
2 uova
1 tazza di yogurt al naturale (non avevo il latticello indicato da Marion)
1 tazza di farina di riso bruno
1 tazza di farina di tapioca
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino di lievito 
pizzico di sale abbondante, che sta molto bene con lo zenzero


Io inizio con il preriscaldare il forno a 180C (350F). Nel tempo in cui questo sarà arrivato a temperatura, l'impasto sarà pronto per essere infornato.
Si mischiano insieme le due farine, il lievito, il bicarbonato, e lo zucchero.
Si aggiungono quindi gli ingredienti liquidi: uova, yogurt (o latticello) e burro. Si mescola fino ad ottenere un composto piuttosto liscio e molto morbido. In ultimo si aggiunge lo zenzero tagliato a pezzetti.  


Si mette il composto, a cucchiaiate, in uno stampo da dodici muffin o in stampini singoli precedentemente imburrati e infarinati.
Si cuoce in forno per circa 15-20 minuti.

Peccato non si possa sentire il profumo...

Una volta cotti, si estraggono dal forno, li si mette su una gratella per biscotti a raffreddare, si apre la porta della camera dove giace il bell'addormentato e si spera che il profumo di burro e zenzero lo risvegli. 

Se non capita, io talvolta apro la finestra e la frizzante aria montrealese lo costringe a lasciare la camera da letto per dirigersi in cucina, dove finalmente possiamo fare colazione...

Muffin allo zenzero ancora caldi. Sullo sfondo il Celiachindo ancora mezzo addormentato.