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Tuesday, July 23, 2019

Post senza foto, perché a volte va bene così

Almeno una volta all'anno, mi prendo un giorno di ferie da passare da sola con il Sig. Tenace. Ieri è  stato così.
Ed è stata una giornata talmente bella e vissuta semplicemente momento per momento, che non mi sono mai ricordata di tirare fuori il telefono per fare una foto. Restano solo i miei e suoi ricordi. 
E dire che non abbiamo fatto niente di eccezionale e neppure nulla che ci fossimo programmati.

Sveglia alla solita ora antelucana, grazie alla SignoRina che probabilmente non voleva farci perdere neppure un attimo. Abbiamo fatto colazione, ci siamo preparati e il Sig. Tenace ed io abbiamo inforcato le nostre bici per portare la SignoRina all'asilo. E già qui, contemplavo la differenza rispetto alla nostra "vacanza" precedente: allora lui non sapeva ancora andare in bici, né tantomeno affrontare le piste ciclabili montrealesi di un giorno lavorativo. Il mio bambino cresce. 
Abbiamo salutato la SignoRina e poi ci siamo diretti in libreria per comprare un regalo per un suo amico. Vediamo chi indovina cosa ha scelto il Sig. Tenace? Un bel libro sui dinosauri, che stanno ai seienni come i libri di cucina per i 40enni: non sbagli mai. 
Il Sig. Tenace voleva ovviamente un libro anche per sé. A quel punto c'è stata la proposta: se vuoi comprarlo, te ne posso prendere solo uno - gli ho detto - Se invece andiamo in biblioteca, te ne puoi portare via almeno tre. Mio figlio è furbo, ha scelto la biblioteca. 

Io pensavo ad una visita piuttosto veloce, seguita magari da un caffè e croissant di metà mattina, e invece alle 12.30 eravamo ancora lì dentro. Il Sig. Tenace con il naso appiccicato a libri di qualunque genere, anche se ultimamente è molto da "manuale enciclopedico". I pompieri, i vulcani, le formiche (?),... Io cercavo di svignarmela per andare a curiosare tra i miei, di libri, ma probabilmente mi aveva legato al polso un braccialetto elettronico invisibile, perché ogni qual volta mi allontanassi anche solo di uno scaffale venivo richiamata all'ordine: "Mamma! Dove sei? Vieni subito qui a vedere che roba questa colonia di scarafaggi cinesi..."
Alla fine ne ha scelti cinque per sé e due per sua sorella. 

Pranzo a casa, con una normale pasta al ragù, e poi dal parrucchiere per me. Lui, con tre libri al seguito, aveva la chiara direttiva di non alzarsi dal divano del salone per la durata del mio taglio di capelli, e invece due secondi dopo si rotolava per terra e giocava con gli espositori di unghie finte dell'estetista. E alla fine mi ha detto: "Mamma, sei bella. Puoi darmi un bacio, se vuoi".

Merenda con gelato, caduto per terra dopo tre leccate (non per colpa del Sig. Tenace, povero) - seguita da seconda merenda con cookie al doppio cioccolato. 

Abbiamo poi raggiunto il resto della famiglia e alcuni amici al parco e il nostro tempo a due si è concluso. 

Appunto, niente di che.
Ma camminare tenendolo per mano, con la sua mano che diventa sempre più grande e forte, parlare di tante cose, dai pokemon al perché sua sorella gli dia spesso fastidio, vederlo crescere, e sapere che per ora è ancora un piacere per entrambi passare una giornata insieme è semplicemente impagabile.  

Tuesday, May 21, 2019

L'amore secondo Phillip

Il punto è che io amo Phillip Lim. Amo quello che fa e soprattutto quello che dice.
Ne avevo già parlato qui, a proposito dei giorni in cui era stato eletto Trump, e di come la sua risposta a quei tempi bui fosse la ricerca della grazia.

da qui


Che poi il bello è che le sue parole sono sempre misurate, sussurrate, sommesse.
Ultimamente è stato in due occasioni che le sue parole mi hanno colpito dritto nell'anima e mi hanno fatto pensare che meglio di così, quella roba lì, non poteva essere detta.

La prima.
Phillip Lim ha scritto un libro di ricette, molto intimo.
L'intera prefazione è il manifesto di come Phillip Lim (ed io, uguale uguale!) veda il cibo e l'atto del cucinare.


Il cibo per me è amore; l'amore che sogniamo, l'amore che doniamo e l'amore che riceviamo. Ricordi di amore che sostengono e nutrono ben più delle nostre pance.

Ed è così che ha intitolato il libro, More than our bellies.
Il titolo più bello del mondo, per un libro di cucina.




Lui lo dice fin dalla prefazione: non è un cuoco, non pretende di esserlo, e il libro non è il tradizionale libro di cucina. Le ricette raccolte sono personali, a volte esageratamente semplici, ma sono quelle che nel corso degli anni gli hanno permesso di esprimere se stesso e condividere con altri la gioia del cibo.
Volutamente, nel libro non ci sono le foto dei piatti descritti, perché non vuole che si aspiri ad un risultato. Al contrario, desidera che i lettori si approprino di quelle ricette e le facciano loro. E come potevo non amarlo?!


La seconda.
In occasione della festa della mamma, Phillip, che ha un amore ed una riconoscenza infinita per sua madre e per i sacrifici che questa ha fatto per lui e i suoi fratelli, ha scritto solo due righe.
Due righe che racchiudono tutto.

dal profilo instagram di Phillip Lim

E questo è l'augurio e la preghiera che io faccio a me stessa: che io possa insegnare ai miei figli che l'amore è un azione, non un sentimento. Non avrei potuto dirlo meglio.



Monday, April 29, 2019

Ieri e domani

Cioè, per me, essere madre è una roba psicotica, una lotta interna tra il passato e il futuro.
Stamattina il Sig. tenace si è presentato in cucina al risveglio. L'ho abbracciato e, baciandolo sulla testa, mi sono accorta che devo chinarmi sempre meno per farlo.
"Quando è successo che sei cresciuto così, eh? Quando?!"
Lui, imperturbato: "Ieri, mentre tu eri al lavoro".
Con la SignoRina è ancora più evidente. Due ora fa, o almeno così sembra a me, stava ancora gattonando e sbavando sul parquet, e adesso si riconosce nelle foto e si punta l'indice al petto dicendo il suo nome. 

Louise Bourgeois, The welcoming Hands, 1996.


E io alterno attimi di follia in cui vorrei bloccare il tempo a ieri, quando erano minuscoli, ed altri in cui mi incanto a immaginare che persone diventeranno domani. E questo schizofrenico sentirmi incastrata tra il passato e il futuro dei miei figli, è il solo modo che la mia testa ha per dirmi di godermi l'oggi, perché passa in fretta.

Se c'è qualcosa nella mia vita che mi ha insegnato a gustarmi il momento presente e a farne un tesoro prezioso, è stato il diventare madre.

Thursday, March 21, 2019

Piccole scimmie crescono

L'avevo detto fin da subito che la SignoRina ci ricordava una scimmietta. Aveva credo due giorni, il Teodolindo ed io la guardavamo beati, lei tutta occhi e poca, pochissima ciccia, e dicevamo: "La nostra scimmietta".
Da allora credo che il mio cervello si sia riprogrammato. Avete presente quegli studi per cui si fa sentire ad una neomamma il pianto di un bebe e quella produce latte immediatamente? Ad una mia conoscenza urgentista, rientrata forse troppo presto dalla maternita', e' pure capitato di bagnarsi il camice in pronto soccorso mentre si occupava di un pazienti neonato... Che voi immaginate le facce dei genitori... Ma sorvoliamo. Non intendo necessariamente la produzione di latte, e non intendo necessariamente il pianto di un neonato, ma sono sicura che chi legge, anche quelli che genitori non sono, hanno capito.
Dicevo, quella reazione li', quel tipo di riflesso fisico che il nostro cervello primitivo guidato dalle emozioni scatena senza che noi possiamo controllare? 

Ecco. Io, dalla nascita della SignoRina, non riesco piu a vedere scimmie con i loro piccoli e non sciogliermi come un ghiacciolo in spiaggia. Che volete, ognuno ha le sue di reazioni animali.
Coincidenza vuole che, otto mesi fa, allo zoo di Dallas ci sia stato l'evento eccezionale della nascita di un piccolo di gorilla. Saambili, l'hanno chiamata.
Saambili è uguale alla SignoRina.
Se non la conoscete, procedo subito a colmare la lacuna:




Su facebook e instagram circolavano video di mamma gorilla e Saambili: Saambili attaccata al seno, Saambili che dorme, Sambili che gioca. E io a guardare e commuovermi. Oggigiorno il mio feed di instagram è un terzo cibo, un terzo vestiti, e un terzo scimmie. Sono ridotta così.

Saambili cresce.

Oh. E Saambili resta uguale uguale spiccicata alla SignoRina.
Non fisicamente, sia chiaro, ché la SignoRina è decisamente meno pelosa e ha il nasino più fine.
Ma il comportamento e lo stile di attaccamento alla madre sono identici. E pure gli occhioni neri.

Questo video poi ne è stata la conferma. Se non fosse che ho un alibi di ferro, perché a Dallas non ho mai messo piede, qualcuno potrebbe pensare che la coppia madre-figlia nel video siamo io e la SignoRina qualche mese fa, con due costumi di carnevale.
Eccoci.


Le prove:
-la piccola sta attaccata alla mamma come un mitile allo scoglio;
-la piccola prova a resistere a Morfeo con tutte le sue forze: "Non devo cedere. Ce la posso fare. Non devo addormentarmi";
-la mamma muore di sonno;
-la mamma è rassegnata;
-la mamma si consola con il cibo;
-la mamma prova a dormire, con la sua meraviglia tra le braccia, in qualsiasi posizione;
-mentre la genitrice prova ad appisolarsi, la piccola la pizzica ripetutamente, sia mai che si dimenticasse di averla vicino (al minuto0:34). La differenza in questo caso è che la SignoRina mi pizzica i nei, che probabilmente la gorilla non ha, ed è arrivata a strapparmene parzialmente uno...

È che per me non c'è stato nulla come la maternità biologica per farmi ricordare che siamo animali. Siamo scimmie, con qualche funzione cerebrale diversa, ma siamo scimmie.
Poi boh, saranno mie proiezioni, ma io vedo in quella mamma gorilla la rassegnazione della felicità, o la felicità della rassegnazione. È così, e così deve essere. Lei ha bisogno di me, io ci sono. Non sarà per sempre e il tempo corre in fretta. Fai tesoro di questi momenti. La fatica passa e non la ricorderai poi tanto. Ricorderai invece quegli occhi neri e la manina che esplora la tua pelle.


E se adesso vi ho contagiato con la passione per i primati e la loro progenie, andate sul canale youtube dello zoo di Dallas, perché è nata la sorellina di Saambili :)





Monday, March 11, 2019

Sul giorno internazionale della donna

Pochi giorni fa è stata la Festa della donna.
Io ho visto passare post sulla mia pagina facebook e, devo ammettere, mi sono sentita a disagio con molti di essi.
Il punto è che molte delle mie amiche su facebook hanno pubblicato parole del genere:
"Insegnerò a mia figlia che può essere quello che vuole, vestirsi come vuole, amare chi vuole, fare il lavoro che vuole,..."
O, più in generale:
"C'è bisogno di educare le donne di domani al reclamare i propri diritti, seguire i propri sogni e diventare le donne che cambieranno il mondo". 

Uhm, perché mi dà così fastidio? Sono forse in disaccordo con tali affermazioni? Certo che no.

Eppure, sono molto infastidita.

Quel che mi ha infastidito è che, a mio modesto parere, insistere sull'importanza dell'educazione delle femmine nel giorno internazionale della donna metta la responsabilità dell'ineguaglianza di genere su di lei, che in realtà ne è la vittima.

Penso davvero che educando la SignoRina lei riuscirà ad evitare o a subire minori diseguaglianze di genere rispetto a me?
Non proprio.
Voglio davvero che mia figlia pensi che sta a lei realizzarsi nella vita, deve solo crederci?
Direi di no.
O donne là fuori, ve ne accorgete? Siamo cresciute convinte che se non arriviamo dove vogliamo è colpa nostra, ci hanno fatto credere che è perché non conosciamo abbastanza i nostri diritti o perché non vogliamo davvero seguire i nostri sogni.
Questo pensiero non è forse parente più o meno alla lontana del vecchio "Se si è vestita in quel modo, se l'è andata a cercare"?
Di chi è la responsabilità delle inequità di genere?
Di chi dobbiamo cambiare la mentalità se vogliamo davvero che le cose cambino?
Non è che forse è quella dei maschi?!




Si sa, ho un figlio maschio e una figlia femmina.

Sono profondamente convita che il Teodolindo ed io avremo probabilità più alte di contribuire all'appianamento delle inequità di genere se educhiamo il Sig. Tenace in un modo in cui le generazioni maschili precedenti non sono state educate (abbastanza):
-insegnandogli che quel che otterrà nella vita potrebbe non essere solo il risultato dei suoi meriti, ma che il privilegio di essere maschio gioca un ruolo enorme;
-insegnandogli che, anche se ugualmente competenti, un uomo ha probabilità maggiori di una donna di essere scelto per un lavoro;
-o, in alternativa, che una donna che arriva alla stessa posizione di un uomo, ha dovuto faticare e sacrificarsi due volte tanto per essere dove è;
-insegnandogli che non deve sempre avere l'ultima parola in una conversazione con una donna perché lui ne sa di più, perché si dà il caso che non sia sempre vero... E soprattutto che non dovrà mai cercare di spiegare ad una donna quello che lei ha appena detto (dicesi "mansplaining", vi suona familiare?);
-insegnadogli cos'è il consenso, fin da ora che ha sei anni. E in questo la scuola ci aiuta perche ne hanno già parlato :)
-fornendogli modelli di mascolinità che siano diversi dal classico macho. A questo proposito questo libro è nella nostra lista dei desideri.
-essendo, il Teodolindo ed io, esempi quotidiani di equità di genere nella gestione della nostra famiglia ed esigere dai nostri figli lo stesso;
-(aggiungete pure nei commenti)...


E solo allora insegnerò alla SignoRina, nel modo più appassionato possibile, quali sono i suoi diritti e come lottare per essi.




(mi sono sfogata, sto meglio)

Tuesday, February 26, 2019

Un compleanno giurassico

Ieri è stato il compleanno di quel piccolo grande uomo che da quasi quattro anni ho l'onore di chiamare figlio. Colui che mi ha insegnato che il cuore umano non basta a contenere l'amore che si può provare, colui che mi fa ridere come pochi altri al mondo, colui che mi insegna il giusto approccio alla vita essendo stato definito superbamente da una sua maestra "highly determined to enjoy his day".
Sig. Tenace, sei tu.

Domenica sono iniziati i festeggiamenti, con una piccola festicciola a cui erano invitati solo i suoi tre amici del cuore dai tempi dell'asilo.
A colazione, con ore di anticipo, io mi trovavo a ultimare i dettagli per la preparazione della torta. Di solito non sono mai così pronta e pianificatrice, ma da quando siamo in quattro, con la SignoRina  capace di sorprese tipo "Adesso mamma avrei deciso di stare in braccio a te e solo te per le prossime tre ore, a costo di urlare fino a farmi scoppiare le corde vocali. Vi va bene?" e il Sig. Tenace facile preda di attacchi di gelosia feroci, meglio essere previdenti.

Dicevo, mi apprestavo a decidere come fare la torta, una crostata di frutta, e incredibilmente la base della frolla riposava già in frigo. Avevo dei dubbi sulla crema, però, quindi ho fatto l'errore di chiamare mio fratello, referenza culinaria della famiglia.
Lui ascolta il mio progetto di crostata senza troppo entusiasmo, poi mi butta lì:
"Certo che la cosa figa sarebbe fargli una torta a forma di dinosauro..."
"Sì, come no... "

Qui urge fare una precisazione, per coloro che non conoscessero mio fratello di persona. Oltre al genio culinario, egli si caratterizza per due particolarità:
a. una passione sfrenata e decennale per i dinosauri, come il nipote, ma di più lunga data;
b. una tendenza incorreggibile a fare tutto all'ultimo minuto. Ultimo, non penultimo. Ultimo.

Ci salutiamo, e un secondo dopo questa è la nostra conversazione whatsapp (ovviamente l'istigatore è mio fratello, e l'abboccatrice sono io):


E lo sapevo che sarebbe arrivata. La pulce nell'orecchio. 
Cercavo di autoconvincermi, "Fai la tua crostata tranquilla e goditi la mattina", ma il mio cervello non rispondeva. In sei minuti avevo già cambiato idea e mi ritrovavo nel vortice del "Dai che ce la faccio!"


Di seguito un elenco puntato di quel che è stata la mia mattinata, in ordine cronologico:
  1. Ho rifatto due volte la base per la torta, perché la prima mi si era rotta;
  2. Ho imprecato pesantemente contro il Teodolindo e la sua celiachia che mi costringe ad avere a che fare con frolle friabili come gesso;
  3. Ho improvvisato una crema di mascarpone e panna montata ben ferma, sperando che il composto, debitamente raffreddato in frigorifero, sostenesse il peso dei dinosauri (illusa);
  4. Ho cercato, senza farmi troppo notare, dei dinosauri che potessero stare su una torta: il Sig. Tenace a Natale aveva ricevuto famiglie di dinosauri, dovevo solo trovare i bebé;
  5. Sono uscita per andare al supermercato sfidando la pioggia ghiacciata, detta verglas. Per coloro che, vivendo in climi più miti, non avessero idea di cosa sia il verglas, sappiate che trattasi di milioni di micropugnali di ghiaccio che prima ti colpiscono la faccia, poi si depositano al suolo trasformandolo in uno specchio gelato su cui o pattini, o cadi. Io mi sono portata dietro la SignoRina in passeggino che, per l'occasione, ha svolto il ruolo di deambulatore;
  6. Ho girato il supermercato cercando pistacchi e coni gelato senza glutine (trovati! Culo!);
  7. Ho cotto la base, lasciata raffreddare e aspettato di poter verificare che il mio progetto funzionasse;
  8. Ho verificato che il mio progetto non funzionava. Appena appoggiati sulla crema, i dinosauri annegavano e sprofondavano nella panna. Merda. 
  9. Ho nuovamente imprecato, stavolta contro me stessa per aver ascoltato mio fratello;
  10. Ho leccato via la crema dalle zampe di stegosauro e diplodoco, che almeno una consolazione me la meritavo...
  11. Me le sono sentite dal Teodolindo che ha sentenziato: "È deciso. La prossima volta la torta la si compra".
  12. Ho escogitato un piano B che prevedeva l'uso di mezzi coni gelato, di cui abbondavo, che mimetizzati nella crema avrebbero sostenuto il peso dei dinosauri senza essere visibili;
  13. Ho verificato che il piano B funzionava. Gioia e tripudio.
  14. Ho assemblato la torta, tenendo tutte le dita del corpo incrociate.
  15. Ho chiamato il Sig. Tenace per fargli la sorpresa, giusto in tempo prima che arrivassero gli amici.
  16. Ho appurato quanto l'espressione di meraviglia del Sig. Tenace fosse impagabile rispetto alle frustrazioni delle ore precedenti. L'anno prossimo sicuro che ci ricasco.

Madames et messieurs, ecco la torta giurassica:

Vero che i puntelli non si notano?


La ricetta non la metto per ovvie ragioni.





Wednesday, August 29, 2018

Di dinosauri e separazioni

Oggi primo giorno di scuola per il Sig. Tenace. Primo giorno nella scuola dei grandi. E di
"grande" ci sono state molte cose: i pantaloni della divisa, lo zaino, i bambini delle classi più avanti, e soprattutto l'emozione.
Io lo sapevo, conosco il mio pollo, e stavolta sono arrivata preparata. Ieri sera, quando la casa era ormai silenziosa (giusto per 45 minuti, perché poi la SignoRina si è svegliata, che vi credete...), ho preso un cartoncino di misura tascabile, mi sono seduta al tavolo della cucina e, ben consapevole della passione sfrenata del mio bambino per i dinosauri, ho prodotto quello che credevo sarebbe stato il mio asso nella manica questa mattina.

Come da copione, il Teodolindo ed io accompagniamo il Sig. Tenace alla sua nuova scuola. Solo volti nuovi, genitori e bambini che riempivano il cortile, le maestre sconosciute: l'emozione ha lasciato posto alla paura e il Sig. Tenace ha iniziato ad essere vistosamente preoccupato. Si stringeva a noi ed ho capito che era arrivato il momento

"Sig. Tenace, guarda. Ho una cosa per te"



"È mamma dinosauro con il suo bebé dinosauro e il cuore pieno dell'amore che li tiene uniti anche quando sono lontani e si ha paura. Te lo puoi tenere in tasca e tutte le volte che oggi ti senti triste lo tiri fuori, lo guardi e ti ricordi che la tua mamma dinosauro ti vuole sempre bene, anche quando non è lì con te."
Avevo quasi gli occhi lucidi mentre parlavo e mentalmente mi davo una pacca sulla spalla autocongratulandomi per questa chicca che ero riuscita a pensare.
Lui lo guarda, senza parole. Ho fatto centro, mi dico.
Poi mi guarda. Poi guarda di nuovo il disegno.
"Grazie mamma. Stasera però me lo rifai meglio, perché mamma diplodoco non l'hai mica disegnata tanto bene!"

Lezione di umiltà. Ciapa lì e porta a ca'.



Friday, July 6, 2018

Altre quattro cose sulla SignoRina. Facciamo cinque.

Ho notato che qui si parla poco della SignoRina, se non indirettamente.
Ora, la ragazza ha compiuto da poco gli otto mesi, e in questo tempo si è ben fatta conoscere da noi.
Presento quindi altre quattro, facciamo cinque, cose su di lei (le prime quattro erano queste).

1. La SignoRina non dorme. Lo so che si dice di circa il 75% dei lattanti, ma qui si tratta di un'espressione da prendere in modo quasi letterale. La SignoRina non dorme da otto mesi. Una sua notte tipo, adesso, è la seguente: per le prime quattro ore si sveglia ogni 60 minuti, dopodiché riesce a dormire per due ore di fila, poi risveglio, altre due ore e poi di nuovo sveglia e poi se riusciamo il miracolo la riaddormentiamo ancora per 45 minuti. Il Teodolindo ed io alterniamo momenti di disperazione ad altri di rassegnazione. Altre volte, con gli occhi che luccicano, ci diciamo "Tutti gli adolescenti dormono. Male che vada, dobbiamo solo aspettare 13 anni".

2. Il motivo per cui ella non ama dormire, è che le piace essere attiva. Molto. Già era un'anguilla in utero, ma da quando è uscita dalla pancia non si è mai fermata. Adesso gattona che è una meraviglia e si mette in piedi. E vuole farlo anche all'una di notte.

3. La SignoRina resta un petit format. Piccola è nata e piccola resta, pur seguendo la sua curva di crescita. Però, visto che come ho scritto poc'anzi sta sperimentando la posizione eretta, la gente al parco la vede e strabuzza gli occhi pensando robe tipo "Caspita, a 4 mesi quella sta già in piedi!?". No, di mesi ne ha 8, solo che ha già capito che il trucco nella vita è sembrare sempre più giovani.

4. La SignoRina ama il cibo biologico e a km zero. Nel senso che non ha mai preso un ciuccio, il biberon lo schifa e il cucchiaio lo rifiuta. Tutto il cibo che ha mai ingurgitato deve provenire o direttamente dal seno materno, o essere portato alla bocca dalle sue mani. Quando sono rientrata al lavoro dopo il congedo di maternità, ed è subentrato il Teodolindo, la fanciulla è stata 4 lunghi giorni senza mangiare durante la mia assenza. Nulla per sette ore. Al quinto giorno il Teodolindo disperato me l'ha portata al lavoro perche potessi allattarla. La settimana successiva, dopo aver provato inutilmente con biberon e pappe, di nuovo in preda alla disperazione le ha messo davanti alla bocca la ciotola con il cibo, come a dire "Non so più che fare, provaci te!" e lei si è autonutrita. E da allora non ha più smesso.

5. La SignoRina è socievole come un orso misantropo. Chiariamo, è un vero amore con noi tre suoi familiari più stretti, ma appena compare uno della cerchia appena più allargata, non parliamo poi degli estranei, si trasforma. Espressione severa e sguardo glaciale con quelle due perle nere che ha al posto degli occhi - unico elemento del patrimonio genetico siciliano. L'interlocutore prova a farla sorridere e lei non distoglie lo sguardo, non ammicca neppure. L'altro prova con paroline bambinesche e vocine in falsetto, lei impassibile. Alla fine colui che interagisce, si sente in soggezione e noi ci sentiamo in obbligo di giustificare la cosa "No, sai, è stanca"... In realtà, è sempre così. Se quando è nata sembrava uno scimpanzé, adesso assomiglia irrimediabilmente a Robert De Niro in Taxi Driver quando dice You talkin' to me? (00.31 sec del video).



Noi la adoriamo.

Thursday, July 5, 2018

Sport estremi

Pedalare
sotto il sole a 40 gradi già alle otto del mattino
con vento contrario
su strada in falso piano
con carrello per trasporto bambini attaccato dietro
e dentro 25 kg di puro amore sotto forma di Sig. Tenace
il quale non cessa un secondo di pormi domande disparate
a cui devo rispondere senza indugiare
per di più urlando visto che do la schiena al postulante.
Il tutto per poi andare al lavoro.

Questo è il mio sport estremo quotidiano. Altro che Spartan Race. 

Ah. Seriously, mi fate ridere.


Sarei curiosa di sapere il vostro.

Thursday, August 31, 2017

Le reazioni del Sig. Tenace

E veniamo alle reazioni del Sig. Tenace.

Il punto è che era preparato all'arrivo di un fratello o di una sorella. Era stata la psicologa che ci segue per l'adozione che ci aveva detto di iniziare ad introdurre l'argomento: "Come sapete le procedure possono essere lunghe, ma possono anche essere rapide. Non potete permettervi di annunciargli che avrà un fratello e che, dopo neanche due mesi dall'annuncio, lui si trovi a fare un viaggio in Cina e poi a dividere casa con un bambino di due-tre anni". Giustamente.
Avevamo pertanto iniziato a dirgli che stavamo chiedendo a delle persone, tra cui la psicologa, di aiutarci a vedere se per caso potevamo diventare i genitori di un altro bambino nato in Cina, che sarebbe diventato suo fratello. Tutte le precauzioni del caso erano state prese: "Non sappiamo. Magari non capiterà mai. Vediamo. Ci stanno aiutando."
Fatto sta che 'sto fratello/sorella che probabilmente sarebbe arrivato dalla Cina era nei suoi pensieri.

E così, quando io sono rimasta incinta, il panico si è impossessato di noi anche per quel che riguardava il come dirlo al Sig. Tenace. Visto che siamo maturi, abbiamo pensato di rimandare l'annuncio a data da destinarsi, e comunque dopo la fine del primo trimestre. Se non fosse che io abbia iniziato a vomitare come la protagonista de l'Esorcista ogni mattina e che il Sig. Tenace abbia di conseguenza cominciato ad inquietarsi per la mia salute. "Mamma, stai male? Mamma, sputi sangue? (no, per fortuna no) Mamma fammi entrare, voglio vedere!"
A quel punto era chiaro che fosse meglio dirgli la verità, anche se prima del previsto.

"Sai, Sig. Tenace, quando vomito non è perché sono malata, ma perché c'è un bebè nella mia pancia e questo bebè è tuo fratello!"
(impassibile) "Mio fratello è in Cina"
"Uhm, mi sa che tuo fratello è nella mia pancia"
"Ah. Quindi prima era in Cina e adesso è nella tua pancia".
Ecco, mi sa che dobbiamo parlare mooolto.

Qualche giorno dopo il metabolismo della notizia si avviava ed il Sig. Tenace mi aspettava dopo il lavoro per mostrarmi la sua di pancia e annunciarmi:
"Mamma, guarda! C'è un bebè nella mia pancia e questo bebè è tuo fratello!"
"Uhm, Sig. Tenace, no, non funziona così."
"Allora è la sorella del papà?"
Ecco, mi sa che dobbiamo parlare un po' anche delle relazioni familiari. Aggiunto all'agenda. Abbiamo otto mesi, ce la possiamo fare.

L'immedesimazione con me ha raggiunto livelli un filino estremi quando ha iniziato ad annunciarci:
"Non sto molto bene", dopodiché si riempiva la bocca di acqua, correva in bagno, sentivamo lo sciacquone, poi usciva sorridendo e diceva "Ah. Adesso va meglio".
Lì è scattato un campanello di allarme, ma per fortuna l'identificazione si è autoesaurita nel giro di pochi giorni.

Alla fine piano piano si è abituato all'idea, grazie anche alla mia pancia che cresceva, nonostante per mesi lui abbia avuto più pancia di me e la cosa lo confondeva un po'.

Pingu-Sig Tenace e la gestazione

Giunse poi il momento di dirgli che fimmina era, la creatura.
Sera, seduti sul divano:
"Sai Sig. Tenace, il bebè nella mia pancia è una femmina. Avrai una sorella."
Sguardo fisso, nessuna reazione.
Va a letto, dopo la routine libro, lavaggio denti, canzoncina. Sempre nessuna reazione. Boh!
Al mattino al risveglio e, ancora disteso nel letto, mi dice:
"Io ho una sorella, Milo no".
Ma che bello! La prima reazione è stata la competizione con il suo amico-nemico dell'asilo! Fantastico. Di che essere contenti. Gli ho fatto promettere di non andare all'asilo a canzonare Milo con robe tipo "Io ho una sorella e tu no! Tié tié tié! Beccati questa, Milo!".

Evidentemente la competizione sui fratelli e' più diffusa di quanto non si creda 


Ora, qui la metto sull'ironico. Ma ciò non toglie che l'inizio non sia stato facile. I riferimenti alla mamma della Cina, e a quando lui era nella sua pancia sono stati presenti e tornano regolarmente. Ed è normale che sia così. Noi li affrontiamo e ne parliamo come e quando lui vuole. Sappiamo che sarà qualcosa che ci sarà anche dopo la nascita, e forse rimarrà sempre. Chissà come vivrà il vedere che sua sorella ha con noi genitori delle esperienze di vita e relazione che a lui sono state precluse? Staremo a vedere, per ora vigiliamo. E cerchiamo soprattutto di insistere sul fatto che ogni bambino è unico, come ogni relazione genitore-bambino. Non siamo di sicuro quelli che "Per me siete uguali! Non ci sono differenze! È come se tu fossi uscito dalla mia pancia!" perché non è vero, le differenze nelle loro vite sono palesi fin dall'inizio e lui lo sa meglio di noi. Non li ameremo allo stesso modo. Li ameremo in modo speciale, ognuno a modo suo. Perché loro due sono unici e meritano un amore unico. Ma questo potrebbe essere oggetto di un altro post.



Piccolo siparietto finale sulle reazioni di amici/amiche del Sig. Tenace all'asilo. Le riporto in lingua originale perché suonano meglio:

Bambina 1: "Qu'est-ce qu'il y a dans ta bedaine?" [cosa c'e' nella tua pancia]
Io: "Un bébé! C'est la petite sœur du Monsieur Resistant"
Bambina 1 recepisce il messaggio.
Il giorno dopo, Bambina 1: "Qu'est-ce qu'il y a dans ta bedaine?"
Io (di nuovo?): "Un bébé! C'est la petite sœur du Monsieur Resistant"
Bambina 1, abbastanza seccata: "Encore!?! Mais elle était déjà là hier!" [ancora?! Ma era già lì dentro ieri!] 
Fortunatamente le gravidanze durano più di un giorno...

Bambina 2, con aria disgustata: "What's in your stomach?"
Io: "It's a baby! It's Mr. Fighter's sister! You should be used to that: your mother just had your baby brother!"
Bambina 2: "Oh yeah. But you know, my mom is special".
Invece io sono assolutamente banale...

Bambina 3: "What's in your tummy? Is Mr Fighter's sister?"
Io: "Yes!"
Bambina 3: "Is she naked?"
Spero. Sarei sorpresa uscisse con addosso già una bella tutina...









Tuesday, July 25, 2017

Chi l'avrebbe mai detto - e due!

Chi l'avrebbe mai detto che sarei rimasta incinta.
È successo sei mesi fa, quindi a quest'ora dovrei essermici abituata. Invece mi fa ancora lo stesso effetto. Sorpresa.

Premettiamo alcune cose, che qui non ho mai chiarito.
L'adozione per noi è sempre stata una scelta, mai un ripiego o un piano B ad un piano A andato in modo imprevisto.
Nel momento stesso in cui abbiamo iniziato a cercare di avere figli, abbiamo avviato le pratiche per l'adozione e abbiamo smesso di prendere precauzioni. Immaginavamo una famiglia con figli biologici e figli adottivi e ci dicevamo "Whoever comes first...", vediamo cosa capita prima...
Ingenui.
Dopo neanche un anno era chiaro che entrambe le strade, per motivi che non mi dilungo a spiegare, erano meno facili del previsto.
Dopo due anni abbiamo dovuto fare i conti con la possibilità che né l'una né l'altra strada potessero mai portare ad un figlio.
Adesso che di anni ne sono passati più di cinque guardiamo a quel tempo come ad una benedizione. Stavamo male, parecchio. Ogni volta che guardavamo le liste di documenti da fornire per poter essere potenziali genitori adottivi, entravamo in un circolo vizioso in cui un requisito ci mancava e quando l'avremmo ottenuto i requisiti sarebbero cambiati. Ogni mese che passava senza rimanere incinti ci sentivamo mancanti (sì, "ci", al plurale, perché dell'infertilità vissuta dall'uomo nessuno ne parla, ma fa male uguale) e il fatto che gli esami non definissero chiaramente un problema non aiutava.
Ma dopo tanto star male, abbiamo capito una robetta da niente: la fecondità di una coppia non si può riassumere nella sua fertilità. Ci siamo guardati intorno ed abbiamo iniziato a notare quelle coppie senza figli - per natura o per scelta - che seminavano il bene attorno a loro nei modi più multiformi. Donne e uomini che attuavano l'essere madre e l'essere padre in senso molto più lato del procreare. Alcune di queste persone leggono sicuramente questo post.
E, al contrario, quante coppie attorno a noi con figli e a volte anche tanti, che vivevano l'essere genitori come un ripiegamento su se stessi, o come un veicolo di realizzazione personale, anziché come reale apertura all'altro?
Ma certo, ci siamo detti. Si può essere fecondi in tanti modi e l'avere figli è solo uno di questi.
E così abbiamo iniziato a vederci in modo diverso e a essere famiglia in un modo nuovo. Lo so, è un concetto abbastanza semplice, ma a noi c'è voluto qualche anno per arrivarci. Siamo un po' lenti...

Avevamo fatto pace con l'eventualità di rimanere senza figli: se questi fossero arrivati, ne saremmo stati felici, se invece fossimo rimasti solo noi due sapevamo che ci attendeva una vita diversa, ma non meno ricca o fruttuosa.
Avevamo scalato una piccola montagna ed eravamo arrivati in cima come compagni di cordata che sapevano di poter contare l'uno sull'altro come non mai.

Il Teodolindo ed io ci siamo sposati in montagna. Questa è una foto di quel giorno. Che fosse un segno?


Più di tre anni dopo l'inizio della scarpinata, le cose sul fronte adozione si sono sbloccate e nove mesi dopo ricevevamo la chiamata che ci faceva diventare genitori del Sig. Tenace.
Abbiamo forse tirato un sospiro di sollievo dicendo "Ah, meno male! Dimentichiamoci quella scalata faticosa, per fortuna siamo tornati in pianura!"?
No. La strada percorsa ci aveva cambiati. Diventavamo genitori guardando alla situazione con occhi nuovi e senza smettere di essere la coppia che a quel punto eravamo diventati.

L'arrivo del Sig. Tenace ha pero influenzato il nostro modo di immaginare la nostra famiglia. Come chi legge queste pagine sa, abbiamo iniziato a vederci nelle nostre somiglianze, ma anche nelle nostre differenze. Il Sig. Tenace così unico in famiglia per storia e aspetto: non volevamo che fosse la minoranza visibile a casa nostra, volevamo che i nostri figli - se di plurale si poteva parlare - potessero condividere dei vissuti e, per certi versi, rispecchiarsi l'uno nell'altro. E così abbiamo iniziato le pratiche per la seconda adozione, sempre in Cina. Sull'altro versante, iniziavamo a nutrire dubbi sul modello di famiglia con figli biologici e figli adottivi: imparavamo che le esperienze di chi ci era passato e lo raccontava non erano sicuramente facili, per nessuno dei figli coinvolti. Ma il problema non ci toccava più di tanto, visto che gli anni passavano e con essi diminuivano le probabilità, già basse, di rimanere incinti.
Pian piano non abbiamo più fatto caso al calendario...

Una sera di febbraio, dopo giorni di ritardo, ci siamo decisi a fare il test di gravidanza. Più per tranquillizzarci che fosse solo un ritardo che non altro. E invece il risultato ci ha lasciati a bocca aperta.
Per giorni. Settimane.

Alla fine abbiamo cominciato a parlarne, il Teodolindo ed io. Abbiamo cercato di discernere cosa ci stesse succedendo e ci siamo resi conto che non avevamo capito un cazzo. Che quella scarpinata in montagna non aveva smesso di darci una lezione.
Eccoci lì: ci eravamo ricascati, di nuovo pensavamo di essere noi in pieno controllo delle nostre vite e della nostra visione di famiglia, che ormai immaginavamo solo con figli che arrivavano dalla Cina.
Ed invece quel nuovo sentiero ci ricordava per l'ennesima volta che la vita può sorprenderti. Sempre. E che sta a noi decidere se accettare le salite e le discese, sapendo che poi ci gusteremo il panorama, o se invece sedersi sul ciglio della strada preoccupandosi perché le cose non vanno come avevamo programmato.
La vita ci sorprende e, almeno per come crediamo noi, la sa sempre più lunga di noi.

Così adesso eccoci qui. Il Teodolindo, il Sig. Tenace, ed io con un bebè nella pancia.
Il Teodolindo ed io preghiamo di riuscire ad essere i genitori di cui i nostri figli, entrambi con le loro unicità, avranno bisogno.
Tutti e tre cerchiamo di abituarci alla nuova realtà, con il cuore pieno di stupore e la consapevolezza, per l'ennesima volta, che bisogna affidarsi a quello che la vita sceglie per noi per poterne davvero raccogliere i frutti.

E stavolta il meraviglioso frutto è una Signo Rina, con tanta voglia di scalciare ed un talento da centravanti.





PS il post incazzato sui commenti idioti ricevuti in questi mesi da parenti, amici e passanti del tipo: "Ah, lo sapevo che sarebbe successo! Avete avuto troppa fretta ad adottare!", "Ah, vedi? È la ricompensa per il bene che avete fatto!", "Anche la cugina del cognato di un mio amico è rimasta incinta appena ha fatto domanda d'adozione. Capita sempre così!". Ecco, quel post lì magari lo faccio poi, o magari proprio non lo faccio.

PPS il post sulle reazioni del Sig. Tenace alla notizia, quello invece mi sa che lo scrivo, perché anche per lui è  stata una bella sorpresa.


Friday, June 9, 2017

Un'altra idea di vacanza - capitolo II

A casa nostra stiamo diventando esperti di vacanze alternative, non potendo per molte ragioni far valigie e partire per lidi lontani.
Abbiamo ormai consolidato una formula inusuale di vacanza coppia, che ci piace assai, ma era da un po' che mi girava in testa un'altra idea di vacanza: quella mamma figlio.  
E così ho proposto al Sig. Tenace "Let's go out on a date, my little one!". Più o meno. In realtà gli ho detto: "Io domani sto a casa in vacanza: tu vuoi andare all'asilo o stare con me?"

Stamattina ci siamo alzati come al solito di buon'ora (5.40...), grazie ai risvegli precoci del signorino, e dopo un'abbondante colazione abbiamo salutato il papà che andava al lavoro, mentre noi vacanzieri ci preparavamo alla prima attività della giornata: lo svuotamento cuscini mirato al lavaggio federe.
Niente di eccitante, se non fosse che noi dormiamo su cuscini riempiti di pula di grano saraceno che va tolta dai cuscini in attesa di essere riutilizzata dentro a federe pulite. L'operazione fa venire l'orticaria al Teodolindo perché sa bene che essa dovrebbe essere tenuta  lontana da un bambino di 4 anni (e da una certa donna di 39) che non sa resistere a bacinelle e pentoloni di scaglie di grano trasformabili in mille robe: una piscina per i lego, un finto impasto per una torta, montagne di terra da raccogliere con la ruspa, ... Una meraviglia. L'esito dei diversi giochi è invece puntualmente unico: trovare scaglie di grano nascoste ovunque, mutande incluse, per giorni.

L'inizio delle danze... quando l'ordine regna ancora sovrano tra le scaglie.


Il Teodolindo è uscito di casa sbuffando e dicendomi: "Preferisco non esserci, e comunque non capisco perché glielo lasci fare". Perché è divertente.

Potevamo continuare per ore, ma a mezzogiorno io avevo il pranzo di un laboratorio con cui collaboro. Ci siamo avviati tranquillamente lungo la strada, partendo per tempo visto che dovevamo attraversare la città. Ci siamo fermati a comprare una scatola di macarons da portare al pranzo, e ce ne siamo mangiati due come spuntino di metà mattina: io al caramel et fleur de sel, lui alla frutta tropicale (de gustibus...).

Il viaggio in autobus, poi metropolitana e quindi a piedi ha previsto anche una sosta prolungata sul ponte sopra la tangenziale, per guardare le macchine che sfrecciavano. Eccitante, almeno per il 50% della comitiva.

Panorama su tangenziale

Ci siamo goduti un eccellente pranzo pieno di leccornie fatte da altri, e si sa che in questo siamo campioni.

Bagels, dumplings, macarons, anguria,...


Poi dopo chiacchiere con colleghi per me, e giochi interminabili con il cane dei padroni di casa per il mio compare, ci siamo accomiatati per rientrare a casa.
Altra sosta, imperdibile, per osservare attentamente dei lavori in corso per il rifacimento delle fognature:

"Mamma, poi da quel tubo passa la cacca?", "Sì, Sig. Tenace, andiamo?", "No, aspetta che vediamo bene"

Nel tragitto di ritorno il Sig. Tenace si è addormentato, così io mi sono fermata sotto casa, all'ombra dell'acero, a godermi il fresco e a leggere fino al suo risveglio.
Al rientro in casa, accaldati, ho pensato che non ci sarebbe stata cosa migliore che metterci a mollo nella vasca da bagno, con il costume da bagno, come fossimo in piscina.

La giornata si è conclusa con il ritorno a casa del lavoratore, che ci ha trovati contenti, e una minestra di fave da mangiare per cena sul terrazzo.

Mi è sembrato di cogliere un velo di gelosia nello sguardo del Teodolindo...





Wednesday, May 10, 2017

Kawasaki ninja

Da qualche settimana il Sig. Tenace mi dice che, quando sarà grande, mi porterà lui al lavoro, in sella ad una Kawasaki Ninja verde luccicante.
Se quando me lo dice siamo a casa, si deve mettere in scena il momento, seduti sul divano: lui che sale sulla moto, si allaccia il casco viola con visiera scura, infila i guanti, mi dice di salire, anch'io con casco in testa, di tenermi a lui e poi via che si parte tra curve e salite.
Giunti a destinazione, mi dà un bacio e mi dice che lui o il Teodolindo verranno a prendermi dopo la nanna (prima o poi devo spiegargli che al lavoro non è d'uso il pisolino).


Il Sig. Tenace ed io, nei nostri sogni - da qui


Io lo guardo ripartire con gli occhi a forma di cuore, sospirando, ben conscia del fatto che quando il Sig. Tenace potrà guidare una moto, premesso che la Kawasaki ninja sia ancora in produzione, io sarò probabilmente l'ultima persona con cui lui vorrà farsi vedere in giro in moto.


Thursday, October 20, 2016

Le due mamme

Questo è forse il post più intimo che io abbia mai pensato di scrivere.

C'è una persona a cui da poco più di un anno mi sento legata in modo speciale. Unico. È costantemente presente nei miei pensieri di ogni giorno. Sento per questa persona un legame quasi viscerale, che però non abbiamo mai avuto e mai avremo. Al contrario, non potrebbe essere più distante dal viscerale, la relazione che io e questa persona condividiamo. È la vicinanza estrema e la lontananza abissale insieme. Indissolubili.

Non è il Teodolindo, ovviamente.
Non è neppure il Sig. Tenace.

È la mamma della Cina.

Così la chiamiamo. La donna che ha dato la vita al Sig. Tenace, che ha probabilmente sentito il suo primo pianto e ha sentito il suo odore per prima al mondo. Quella di cui lui ha ereditato metà dei geni. Quella di cui forse ha il sorriso? Gli occhi? I capelli? Parte del carattere? Forse. Non lo sappiamo e ci sono alte probabilità che forse mai lo sapremo. E questa cosa, spesso, mi manda fuori di testa.

La mia amica Alice ha scritto questo post su cosa sia per lei essere madre adottiva rispetto ad essere madre biologica.

Come lei, nemmeno io so cosa voglia dire essere madre biologica. Non lo sono e mai lo sarò e siamo felici così. L'adozione non è mai stato un piano b, è sempre stata una scelta che è venuta ben prima del sapere che il Teodolindo ed io pare non siamo dei grandi procreatori.

Però posso dire che cosa vuol dire per me essere madre adottiva.
Vuol dire condividere l'essere madre con un'altra donna. Siamo in due. Noi mamme del Sig. Tenace siamo due. 

L'ha detto molto meglio di me Dan Matthews, uomo adottato dalla Corea che proprio recentemente ha ritrovato la sua famiglia biologica ed ha poi assistito all'incontro tra le sue due mamme. Potete leggerlo qui, con le sue parole, e ve lo consiglio di cuore perché è un racconto magnifico.

Le due madri di Dan. da qui

Everything has come full circle. I recently returned from a trip to Korea where my mom (adoptive mother) met my biological mother for the very first time. [...] While they were embracing, I kept thinking about every single moment that had to have happened in our lives for them to finally meet. These two women with incredibly different lives and personalities -- who otherwise wouldn't have any other connection -- now bound together. I could see how much it meant to them to meet one another -- to have a sense of closure on this chapter in their lives.
 Dan Matthews, When my moms met. 


[Mia traduzione: "Il cerchio si è chiuso. Sono tornato di recente da un viaggio in Corea dove mia mamma (la mia madre adottiva) ha incontrato la mia madre biologica per la prima volta. Mentre si abbracciavano, ho continuato a pensare a tutti gli eventi che sono dovuti capitare nelle loro vite perché finalmente si incontrassero. Queste due donne con vite e personalità incredibilmente differenti, che altrimenti non avrebbero avuto nessun'altra connessione, adesso sono legate. Posso capire quanto fosse importante per loro conoscersi e avere la sensazione di chiudere un cerchio in questo capitolo della loro vita."]

E ancora:
Although I am connected as their son, their feelings of being united are way beyond my level of comprehension.
[Sebbene io sia legato a loro in quanto figlio, il loro sentimento di unione supera la mia capacità di comprensione.]



Ho scritto sopra che, per il contesto in cui avvengono le adozioni in Cina, sarà molto difficile riuscire a ritrovare i genitori biologici del Sig. Tenace. Ma io non dispero e spero un giorno di poter incontrare la mamma della Cina. E se quel giorno dovesse mai arrivare, so già cosa farò. Starò in silenzio accanto a lei perche non credo ci sarà bisogno di tante parole.






Saturday, October 17, 2015

La voce mancante

I view adoption to be a necessary solution to an unfortunate need. It’s a tragic situation for one family (birthparents) while simultaneously offering great joy for another (adoptive parents). Adoptees sit between the two.

We can recognize the tension of their position, and the role of adoption in our communities, when we listen to adoptees. Their stories grieve and mourn the loss of their first family, celebrate their adoptive family, and everything in between.

Tratto da "The missing voice in the adoption conversation" di Angela Tucker (qui il link all'articolo)


Parole sante.


Friday, July 31, 2015

C'è un bambino nell'altra stanza

Siamo arrivati a casa. Il Signor Tenace, il Teodolindo ed io.

Dal giorno del rientro, il Signor Tenace si sta chiedendo perché caspita si trovi dall'altra parte del mondo, in luoghi e ambienti sconosciuti, tra rumori, odori e sapori ignoti, in mezzo a gente diversa tra cui riconosce solo il bel biondino e la graziosa morettina che un giorno di due settimane fa l'hanno incontrato in Cina e non l'han piu mollato. Tenendo fede al suo nome, il signorino esprime tenacemente le sue perplessità ed inquietudini rispetto alla situazione attuale con multiformi manifestazioni di rabbia, pena e disappunto. Tutte pienamente comprensibili, visto il contesto.
A parte i momenti di sconforto, il Sig. Tenace è adorabile, molto simpatico, ed è già salito sul podio della classifica delle persone che più mi fanno ridere al mondo.

Il Teodolindo ed io viviamo in uno stato che va dall'incredulità tipo "Ma che caz...??!" all'inesprimibile meraviglia, stato che ben si riassume in quanto capitato la seconda sera dopo il nostro rientro a Montreal:
Io, già a letto esausta, vedo entrare in camera il Teodolindo con occhi sbarrati:
"Oh, Robi, c'è un bambino nell'altra stanza!"
"Sì, caro, è nostro figlio. Vieni, riposa un po' che ne hai bisogno."




Durante il viaggio ho tenuto un diario che inviavo alle nostre famiglie. Ne condividerò alcune pagine qui prossimamente. Da parte del Teodolindo e mia, un grazie di cuore a tutti quelli che hanno avuto pensieri per noi in queste settimane.

6 novembre 2016: aggiornamento
Dopo alcune riflessioni, ho deciso di cancellare i post relativi al nostro viaggio in Cina durante il quale siamo diventati i genitori del Sig. Tenace. Quelle pagine appartengono a lui, fanno parte della sua storia, la più intima, e oggi ritengo che non sia mio diritto condividerle pubblicamente. Grazie comunque a chi le aveva commentate e ci aveva seguiti con affetto in quei giorni.

Friday, July 10, 2015

Si parte

Allora noi si parte.
Sarà uno di quei viaggi che marcano un cambiamento,  e io mi sento pronta a cambiare.

La solita, amata, Louise Bourgeois, 2001 (moma.org)

Tuesday, June 16, 2015

I bambini fortunati

Ultimamente ci capita una cosa strana.
Quando raccontiamo a conoscenti, amici e familiari la lieta notizia dell'arrivo del Signor Tenace, uno dei commenti più frequenti che riceviamo è il seguente:
"È un bambino fortunato!"

a cui noi reagiamo più o meno così:



Ora, il Sig. Tenace ha poco più di due anni, trascorsi quasi interamente in un orfanotrofio cinese se si fa eccezione per i suoi primi tre giorni di vita, ha già conosciuto un reparto di chirurgia pediatrica per un intervento al volto, peraltro solo il primo di tre cui dovrà sottoporsi prima dell'età scolare, e si porta dietro un altro non piccolo problema di salute. Ecco, il Sig. Tenace non rientra propriamente nei nostri canoni di bambino fortunato, ma evidentemente esistono opinioni diverse.
Poi c'è quel pensiero fastidioso, quel presentimento che se, anziché del Sig. Tenace, noi avessimo annunciato l'arrivo di un bambino dalla mia pancia, questo commento non sarebbe stato così ricorrente. Forse questo presentimento deriva dal fatto che io non ricordi di essermi mai congratulata con coppie di neogenitori per il loro neonato figlio usando l'aggettivo "fortunato", e dire che io sono piuttosto fantasiosa in termini di aggettivi per bambini e che quasi tutti quei bambini erano oggettivamente più fortunati del Sig. Tenace.

Quindi, esattamente, di cosa stiamo parlando?

In questi frangenti io devo soffocare il mio istinto a rispondere di getto, perché altrimenti la mia risposta assomiglierebbe molto a qualcosa del genere
Spero tu non voglia insinuare che il Sig. Tenace debba baciarsi i gomiti per il fatto che noi due lo adottiamo e che quindi per lui è tutto grasso che cola quel che riceverà visto che noi già gli facciamo 'sto gran favore di sottrarlo alla miseria, poiché nulla gli era dovuto, e di conseguenza è già in debito con noi tutti. 
Ma, come il Teodolindo mi fa notare, io da qualche settimana mi sono trasformata in Raksha, la Mamma Lupa del Libro della Giungla che diventa una belva quando le si minacciano i cuccioli, siano essi lupetti o cuccioli d'uomo.

Raksha, la Diavola, affronta Shere Khan solo perché questa voleva mangiarsi Mowgli...


Quindi, preso atto della trasformazione avvenuta e di quanto io mi pentirei e vergognerei per parole mosse solo dall'istinto di protezione e non da un'analisi reale della situazione né tanto meno delle intenzioni di chi quel commento l'ha pronunciato, lascio sempre la parola al Teodolindo:

Caro amico,
grazie mille per la tua mail; è bello sentire vicini gli amici!
Non ti nascondo che però le tue parole mi hanno fatto pensare... Il Sig. Tenace è un bambino fortunato ad averci? No, io penso di no, i fortunati siamo noi! Lui riacquista solo un suo diritto, che è quello di avere due genitori che si prendano cura di lui, colmandolo di ogni attenzione e di amore. Torna semplicemente ad avere quello che gli spetta come essere umano e come bambino; non possiamo dire che sia fortunato. È suo diritto essere amato fisicamente e non solo da lontano o nel cuore, come sicuramente staranno facendo i due genitori biologici, obbligati - probabilmente per motivi politici e legislativi - a lasciarlo perché altri se ne prendano cura.
Ecco, forse questa è la sua fortuna: io e Roberta saremo un secondo papà e una seconda mamma e ci uniremo ai primi due nell'amarlo ogni giorno della nostra vita. Io penso che avere comunque quattro genitori che ti pensano, che ti vogliono bene e che a loro modo pregano per te sia una fortuna.  Purtroppo per lui di questi 4 genitori, ne conoscerà solo 2. Io e Roberta, dei quattro, siamo i suoi genitori fortunati.
Io mi sento fortunato perché ogni giorno che vedo i suoi video imparo cosa sia la voglia di vivere in mezzo alle difficoltà, il bisogno di essere combattivo ogni giorno (è la traduzione del suo nome) per sopravvivere. Lo ammiro e gli devo tanto, perché per ora da lui ho solo ricevuto. Quello che riceverà da noi, quindi, non è perché è fortunato ad avere noi, ma solo perché se lo merita in quanto bambino; anzi, se si potesse andare a prenderlo subito non sarebbe male... è già in credito con la sorte!
Un abbraccio,
F.

E bon, io leggo questa e-mail e sono felice di aver sposato il Teodolindo.



Thursday, May 21, 2015

Chi l'avrebbe mai detto

E fu così che una sera di maggio, la vigilia del mio compleanno, al rientro a casa dopo una cena con amici speciali che non vedevamo da mesi e che ci comunicavano grandi novità, cena in cui il Teodolindo aveva bevuto uno o due bicchieri più del dovuto per l'occasione speciale, una di quelle sere in cui dici "Caspita, che serata! La primavera è qui, i nostri amici pure, e la vita è proprio bella!" e fu così, dicevo, che il telefono squillò. E quando presi il cellulare lessi quel nome sullo schermo che già sapevo cosa voleva dire una telefonata da quel numero alle dieci di sera.

"Bonsoir Roberta, vous allez bien?"
La voce allegra di chi sa di essere foriero di buone notizie.
Sì, stavo bene, e avevo come l'impressione che nei prossimi minuti tutto sarebbe potuto cambiare.

Quella voce allegra ci dava informazioni su di lui: un 15 kg di bambino, maschio, di due anni e poco più, tenace, attaccato alla vita fin dal suo terzo giorno su questo mondo, laggiù in Cina, in una città che noi non avevamo mai sentito nominare.

Le emozioni dovevano però essere messe da parte temporaneamente. C'era da visionare il suo dossier medico, la sua storia, richiedere eventuali ulteriori informazioni o esami, ed infine dare la nostra risposta. Il tutto entro 72 ore.
In particolare dovevamo capirci di più su due problemi di salute che il bambino si porta dietro dalla nascita, uno dei quali avrebbe spaventato molti, ma non me e il Teodolindo. Che noi siamo medici e certe robe non ci fanno paura. O almeno così avevamo pensato, fino a prima di vederlo scritto nero su bianco sulla cartella clinica di quel bambino. Invece lo spavento ci ha colti, o forse più la preoccupazione per il futuro.
Abbiamo preso i nostri computer e abbiamo scritto a tutti gli amici e colleghi specialisti che potevano darci informazioni aggiornate sull'argomento e su cosa avrebbe potuto comportare nella vita del bambino e di noi tutti.

Siamo andati a dormire, non so a che ora. Abbiamo dormito poco. Siamo i genitori adatti per quel bambino? Possiamo dargli quel di cui ha bisogno? Eh? Lo possiamo?!

Al risveglio aspettavamo che fosse l'altro a parlare.
"Tu che dici?"
È bastata l'intonazione o forse un accenno ad un sorriso a farci capire che per entrambi quel bambino, fosse stato per noi, sarebbe diventato nostro figlio.

La decisione è venuta prima delle dettagliate risposte degli amici e colleghi che, ovviamente, a differenza di noi, quella notte avevano dormito ed avevano poi trovato le nostre domande al mattino.

A quel punto abbiamo potuto fare spazio per tutto il resto.
Prima fra tutte, la sua storia, che è di appena due anni e sembra impossibile possa contenere così tanti eventi, tra cui en passant una chirurgia. 
Poi, soprattutto, il temperamento con cui lui ha affrontato il tutto, tanto da portare chi l'ha accudito finora a dargli un nome cinese che tradotto sta per "per sempre tenace, resistente, combattivo".
Infine quelle poche immagini di lui, due minuti totali di video, il primo girato parecchi mesi fa in cui si vede un pulcino che ride di gusto a chi lo riprende con la telecamera e che poi lancia palline con una forza smisurata per quel corpicino (urge trovare riparo per le mie porcellane), e il secondo più recente in cui il nostro eroe esplora, si arrampica su scalini più alti di lui e non desiste di fronte alle prove a cui l'educatrice lo sottopone per mostrare cosa sia capace di fare.

La sera ci siamo ritrovati in un momento di silenzio, poi il Teodolindo mi ha letto nel pensiero:
"Chi l'avrebbe mai detto..."
"Cosa?"
"Che il primo sentimento che avrei provato per mio figlio sarebbe stata l'ammirazione".









Thursday, December 25, 2014

Adorazione dei magi, G. van Honthorst, 1622


Ed era tanto umile l'amore
nel mantenersi carne appena.

da Il Tempo di Blanca, Marcela Serrano, Trad. S. Geroldi