Wednesday, January 17, 2018

Underwear

Qualche giorno fa ho comprato un paio di mutande gialle, con disegnati sopra dei Minions, per il Sig. Tenace. Lui era felice.
Il mattino dopo, appena dopo essere arrivato a scuola e aver salutato la maestra, è andato subito in bagno. Ne è uscito con le braghe calate e le mutande in bella vista urlando ai suoi compagni: "Look, Minions!"
E quegli altri hanno lasciato le loro attività e, interessatissimi, si sono messi a commentare: "Nice!", "Cool! Yellow underwear!"
La maestra non si è scomposta minimamente e con sguardo rassegnato ha detto al Teodolindo: "È sempre così. Ogni volta che hanno un paio di mutande nuove devono farle vedere a tutti!".

Ma è così dappertutto o è una moda montrealese?

Che io mi ricordi, ai miei tempi non capitava...


Tuesday, January 9, 2018

post sconclusionato

Cioè, io avrei almeno dieci post in testa da scrivere, ma mi vedo per la maggior parte del tempo impossibilitata a farlo causa SignoRina in braccio, visto che è ancora nel pieno del suo quarto trimestre. E scrivere con una mano sola è complicato, e lento. Così rinuncio e procrastino.

Oggi pero mi sono stufata e ho deciso che butto giù alla rinfusa almeno un paio delle robe che ho in testa in questo periodo.

1. Sterling K. Brown ha vinto il Golden Globe 2018 come miglior attore drammatico per la serie tv This Is Us (ne avevo parlato qui). È il primo attore nero a ricevere il premio e il fatto che abbia vinto per il personaggio di Randall Pearson, adottivo nero in una famiglia bianca, a me esalta. Nel suo discorso alla conferenza stampa ha riassunto in 4 minuti alcuni aspetti cruciali dell'adozione transrazziale, tra cui il sentirsi sempre un pesce fuor d'acqua, anche se circondato da una famiglia accudente e amante. E il fatto che per un adottivo spesso gli eventi vengono vissuti in modo "immenso": quelli tristi in modo immensamente triste, e quelli felici in modo immensamente felice. Sig. Tenace, ti fischiano le orecchie?



2. Ho scoperto le opere di Liu Di, giovane artista cinese, e mi intrigano molto.
 "By violating the rules of common sense, we can break the hypnotic trance induced by familiar reality". Liu Di

3. Non avendo molto tempo per cucinare piatti elaborati, sto perfezionando due ricette veloci ma che fanno scena. Per colazione domenicale la German pancake, e per le cene la pasta cremosa con la zucca. Due scemenze di ricette che però fanno figo e sono sempre apprezzate. Ora, le foto e le ricette non ce la faccio a scriverle. Magari poi. Chi avesse suggerimenti per ricette nella stessa categoria è caldamente invitato ad aggiungerle nei commenti.

4. Corollario al punto 3, il regalo in assoluto più gradito quando in casa arriva un figlio si conferma essere il cibo! Piatti pronti, buoni regalo per cibo d'asporto, zuppe cucinate e congelate. Tutto quel che salva un pasto vale più dell'oro.

Friday, December 8, 2017

Sulle note

Di questi tempi a volte si hanno giorni, e notti, intensi in cui si dorme poco e si vive molto. Si resiste alla stanchezza cercando di essere sempre consapevoli della grande grazia che abbiamo, anche quando le due "grazie" spaccano i maroni, piangono e non dormono.

Qualche giorno fa mi sono ritrovata in cucina con la SignoRina in braccio, a cullarla cercando di addormentarla dopo una notte in cui abbiamo tutti dormito quasi niente.

Ho messo su della musica, quella che avevo preparato per il travaglio - e che poi ci siamo dimenticati di ascoltare, se non quando alla fine mi hanno ricucito - e mi sono ritrovata per caso a fare come faceva mia mamma quando ero piccola io. Mi prendeva in braccio quando alla radio passavano la sua canzone preferita del tempo, che era questa di Barbra Streisand, e mi faceva ballare. E io mi beavo di quel momento tra le sue braccia, o almeno cosi' racconta lei.

Io e la SignoRina abbiamo ballato sulle note di Beyoncé, chi l'avrebbe mai immaginato. Lei (la SignoRina, non Beyoncé) pare abbia apprezzato, io come al solito ero meravigliata da quella situazione inaspettata e mi godevo il momento.



E voi? Che musica ballavate (ballavate?!) con i vostri genitori o con i vostri figli? Sono curiosa...

Thursday, November 2, 2017

Quattro cose sulla SignoRina

La SignoRina è nata in un caldo sabato sera autunnale, dopo dodici ore di travaglio e numerose problematiche ostetriche che ci avrebbero sicuramente fatto completare l'album di figurine Impara l'Ostetricia, se ne esistesse uno.

Da allora stiamo imparando a conoscerci e riporto qui le prime quattro caratteristiche lampanti del nuovo membro della famiglia.

1) La SignoRina è mignon. Appena sotto il limite di norma per le curve di crescita, ma comunque in modo significativo, al punto da suscitare non poche apprensioni nell'ultimo trimestre di gravidanza e anche dopo il parto. Adesso è tenuta sotto controllo dall'infermiera che viene a pesarla a casa ogni due giorni, e tanto per dare un'idea, quando ieri la bilancia ha mostrato un aumento di 40 g, che son poi tre fette di prosciutto, noi qui si festeggiava mangiando pop corn. Di riflesso, io vivo le pesate con qualche ansia da prestazione, visto che la SignoRina è allattata esclusivamente al seno.



2) Ha una vaga, adorabile somiglianza con i bebè orango. Ora, quando lo diciamo, le reazioni sono per lo più di sdegno o orrore (mia madre: "Ma Roberta! Non si dice!"). Che se io dicessi che sembra un gattino o se la chiamassi pulcino, tutti sarebbero invasi da tenerezza, invece noi la si appella scimmietta e i nasi si irrigidiscono a dire "No, scimmietta, no". Precisiamo che sia io che il Teodolindo troviamo che i cuccioli di orango siano stupendi.

3) Se i bebè in genere piangono facendo "ueee ueee", la SignoRina si distingue per un pianto monofonetico che fa "Aaaaa... Aaaa". Non solo, ma l'intonazione è esattamente la stessa della celebre canzone di Fausto Leali, tanto che quando le cambiamo il pannolino e lei attacca con il suo Aaaa.. noi ci aspettiamo sempre che poi, accompagnata da un'orchestra, continui con "Aaa chiiiii sorriderò, se non a te...".



4) Quando le persone rivolgono al Sig. Tenace la classica domanda: "Allora, com'è la sorellina?", lui risponde: "Morbida. È molto morbida". E nella sua semplicità direi che ha perfettamente ragione e non si potrebbe essere più d'accordo.

Monday, October 16, 2017

Lanterne cinesi

Ogni anno in questa stagione, il giardino botanico cinese di Montreal si anima di mille lanterne.


Si varca la soglia e lo spettacolo inizia


Il Sig. Tenace prende le misure e si chiede come mai non possa essere lui a portare il drago




Il tema di quest'anno sono i draghi, ma una fenice non poteva mancare

E poi lui, sua maestà il drago che guarda i visitatori dritto negli occhi.




Tutto ciò per dire: se capitate a Montreal in autunno, non perdetevi l'evento.

Monday, September 25, 2017

Sbucciando pere e mele

Volevo scrivere un bel post sull'arrivo dell'autunno e su come questa stagione mi scateni l'impulso irrefrenabile di sbucciare frutta per poi farci crostate, torte e clafoutis.
Poi, da una settimana, il solito meteo estremo di Montreal ci ha sorpreso con un ritorno dell'estate, temperature oltre i 30 gradi, cielo blu e sole caldo. Le piscine hanno riaperto, si indossano di nuovo canotte e pantaloni corti e noi ceniamo in terrazzo.
Ma io avevo già comprato kg di mele e kg di pere che ora giacciono in cucina e mi guardano dicendo: "Ci hai sedotte e abbandonate? Tutte le tue promesse?"
Le mantengo.
Voilà le mie due ricette preferite al momento, come al solito usate per la colazione.

Clafoutis pere e cioccolato
Questo si fa in un batter d'occhio, davvero. Ricetta perfetta da fare una sera in settimana. Io di solito procedo così: finita la cena, mentre il Teodolindo sparecchia, io e il Sig. Tenace ci attardiamo a tavola, ciacoliamo e intanto io sbuccio due o tre pere e le taglio a pezzetti piccoli.
Poi si procede con tutto il rituale per mettere a letto il pargolo: libri, lavaggio denti, canzoni e storie nel letto.
Quando il Sig. Tenace dorme beato, ritorno in cucina, accendo il forno a 180 gradi e mentre il forno si scalda preparo l'impasto, mescolando nell'ordine:

30g di farina di tapioca
30g di farina di riso bruno o di miglio
30g di farina di mandorle o mandorle tritato
(come al solito, per i non celiaci, il mix di farine è sostituibile da 100g circa di farina bianca, ma che noia...)
50g di zucchero
2 uova
200 ml di latte

Sistemo le pere tagliate sul fondo di una tortiera coperta di carta forno o imburrata e infarinata, ci aggiungo una manciata abbondante di gocce di cioccolato fondente, verso sopra l'impasto.
Di solito finisco addirittura prima che il forno abbia raggiunto la temperatura.
Lascio cuocere per 40 minuti, poi tiro fuori e lascio raffreddare sul bancone della cucina fino al mattino dopo (o per un po' se volete assaggiarne una fetta tiepida la sera).
L'unico aspetto negativo di questo clafoutis è che a casa nostra dura solo due colazioni: il primo giorno ne parte mezza, e il secondo viene finita. Ma il procedimento è così veloce che la faccio più volte a settimana.


Colazione iniziata da cinque minuti. Dopo altri venti la torta sarà ormai dimezzata.


Apple pie
Questa è solo un filo più laboriosa, in parte per il tempo di raffreddamento della frolla in frigorifero e in parte perché il Sig. Tenace non resiste all'accoppiata frolla-mattarello e vuole partecipare alla preparazione dei due dischi di pasta, con disastri annunciati e pezzi di frolla burrosa spalmati ovunque. Ormai gioco d'anticipo e abbondo con le dosi, per potergliene dare una pallina con cui fa quel che vuole dotato del suo mattarello personale.
Visto che sono un po' di corsa, anziché trascrivere le dosi, ho fatto le foto al mio quadernetto di appunti di cucina:



Come per una frolla qualsiasi, si setacciano insieme le farine con zucchero e sale, si unisce il burro tagliato a pezzetti e si lavora con la punta delle dita fino ad avere un composto sbricioloso. Si aggiunge l'uovo e qualche cucchiaio di acqua ben fredda per poter fare una bella palla che si mette poi a riposare in frigo almeno trenta minuti. È una frolla molto poco dolce, ricorda quei goduriosi biscotti scozzesi, gli shortbreads
Intanto si sbucciano 3-4 mele, si tagliano a pezzetti e si fanno appassire in un pentolino a fuoco basso, con magari un cucchiaio di acqua. Se le mele sono acidule, potrebbe essere il caso di aggiungere un cucchiaio di zucchero o, come faccio io, dello sciroppo d'acero, per compensare la frolla poco dolce. Se piace, si può spolverare un po' di cannella.
Si divide la frolla in due parti quasi uguali: la porzione più grossa serve per il fondo, la più piccola per lo strato che copre. Si stendono con il mattarello: con la prima si fodera una teglia rotonda, su cui si adagiano le mele, e si ricopre con il secondo disco di frolla. Io incido la pasta per permettere al vapore di uscire. 
Per la cottura, si inforna a 180C per 30 minuti circa, forse anche di più. Non ricordo. Io vado a occhio... e a profumo. La pressapochezza delle mie ricette ormai è nota. 

Ormai non ho più alcun pudore nel pubblicare foto penose


E voi cosa fate con pere e mele di questi tempi?


Wednesday, September 6, 2017

Ad Alessandro

Questo è un altro di quei post intimi che più intimi non si può.
È un post che so toccherà il cuore di amiche da una vita che leggono silenziose. A voi chiedo scusa fin d'ora se riapro un attimo quella vecchia ferita, poi passa.

Ho letto questo post di Amanda ed è stato un colpo al cuore. Quanto è brava Amanda a descrivere certi vissuti! E quando il vissuto è la perdita di un amico che era più un fratello e con cui si era percorsa tanta strada, il trovare le parole giuste è un lavoro complicatissimo.

Ogni anno in autunno i miei pensieri vanno a lui, a quell'amico strappato alla vita nel modo più assurdo che io possa immaginare, quando eravamo all'inizio dei vent'anni e pensavamo che avremmo condiviso ancora chissà quante vite. Sono passati diciotto anni, il dolore si è calmato, la ferita aperta si è trasformata in cicatrice, ma la sua presenza è costante anche se silenziosa. Come potrebbe essere altrimenti? Soprattutto quando quell'amico aveva una personalità ed una presenza talmente importanti da essere a volte ingombranti. Mia madre, all'epoca, per consolarmi, mi diceva: "È come se lui, in ventun'anni, avesse vissuto tre volte, da quanto viveva in modo intenso! Diceva tutto quello che gli passava per la testa perché non aveva tempo da perdere, anche se non lo sapeva".

Quest'anno è particolare. Il crescere un essere umano nella mia pancia mi interroga sul senso della vita e mi riavvicina a chi questa vita l'ha lasciata. Dicono sia normale, boh.
Mi fermo ad immaginare ciò che quell'amico avrebbe pensato vedendomi ora: chissà che opinione avrebbe del Teodolindo ("Hai finito per sposarti un fighetto!" è la più probabile, poi però uscirebbero a bersi una birra insieme), chissà come farebbe divertire da im-paz-zi-re il Sig. Tenace, chissà che commenti farebbe sulla mia pancia grossa ("Ti si è ingrossato anche il culo, lo sai?", "Sì, lo so. Non è il caso che me lo ricordi", "Eh va be', io nel dubbio te l'ho detto, magari non lo sapevi!", sicuro come l'oro). Domande senza risposta.
La fede me lo fa sentire vicino, ma i sensi vorrebbero altro.
Capita così che per due notti di seguito quell'amico speciale venga a trovarmi in sogno. Ci si abbraccia, si piange di gioia (io, non lui, chi l'ha conosciuto può ben immaginare la sua espressione sorniona) per l'essersi incredibilmente ritrovati, sento addirittura il suo profumo. La sensazione di vivere un sogno, proprio mentre si sogna.

E da due giorni quel conforto onirico unito ad una tristezza infinita mi abita. E va bene così.