Sunday, July 29, 2018

Arrivo con l'ultimo treno - cap. 2

La seconda cosa magnifica che ho visto di recente è stata questa



L'ho detto, arrivo tardi, quando probabilmente tutti l'hanno già visto, ma quanto bello è questo film?
Poetico e passionale allo stesso tempo, come solo il racconto di un primo grande amore può esserlo. La descrizione di un sentimento totalizzante con tutta la bellezza e la tristezza che esso implica.

Mi è piaciuto tutto:
gli interpreti, in primis lui, Timothée Chalamet (quanto è bravo!?)





e poi la madre, che di parole ne dice poche, ma con gli occhi si esprime, e lei vede e sa tutto, anche prima del figlio;






la colonna sonora,



The first time that you touched me
Oh, will wonders ever cease?
Blessed be the mystery of love


inclusi i silenzi che ben raccontano la noia di certi pomeriggi estivi italiani;




gli ambienti interni ed esterni, che come dice il regista, sono interpreti del film quanto gli attori.



Mi ha fatto venire nostalgia dell'Italia, quella anonima raccontata in questo film, che fa da sfondo, ma senza la quale la storia non potrebbe essere la stessa.

Call me by your name è uno di quei film che a me restano in testa per giorni. Ripenso ai dialoghi e alle scene, cerco di capirle alla luce di particolari che subito non avevo notato, e quando cado in questa rimuginazione è segno che il film non lo dimenticherò facilmente.

Ditemi: voi l'avete visto? Vi è piaciuto?

Thursday, July 26, 2018

Arrivo con l'ultimo treno - cap. 1

...ma ci arrivo anch'io.
Finalmente, dopo mesi - letteralmente nove- ricomincio a prendermi del tempo per le cose che mi piacciono (e che non includono persone sotto i sei anni di età).
In questi mesi ho fatto una lista, mentale e cartacea a seconda della disponibilita di fogli, di film da vedere, libri da leggere, mostre da visitare, ristoranti da provare, agognando il giorno in cui
Le prime due cose che ho visto rientrano in pieno nella categoria "cose semplicemente belle", ma di quel bello che ti resta nell'anima per giorni e che fa venire voglia di essere delle persone migliori.

Eccole. Chi legge le avrà già viste e magari pure riviste, l'ho detto, arrivo con l'ultimo treno, c'ho nove mesi di arretrati, abbiate pazienza.

La prima è lei. Hannah Gadsby



Il suo ultimo spettacolo, Nanette, di comico ha ben poco e passerà alla storia proprio per questo. Tutto nasce dalla storia di Hannah: donna, dall'aspetto non conforme al suo genere, lesbica, nativa della Tasmania, paese in cui l'omosessualità è stata depenalizzata nel 1997, quando lei di anni ne aveva 20. Ha costruito la sua carriera di comica sull'autodenigrazione, come molti comici appartenenti a minoranze, siano queste razziali, religiose o di orientamento sessuale. Con Nanette, Hannah non ci sta più perché, come dice nello spettacolo,

"che cos'è l'autodenigrazione quando proviene da chi vive ai margini della società, come lei? Smette di essere umiltà, e diventa umiliazione". 

Hannah ora si senta forte al punto da potersi permettere di lasciare la commedia, per raccontare il suo passato per intero, e non solo attraverso la lente dell'autoironia che rende tutto più confortevole all'orecchio di chi ascolta.




E ancora, verso la fine dello show:


"I believe we can paint a better world, if we learn to see it from all perspectives, as many perspectives as we possibly could. Because diversity is strenght. Difference is a teacher. Fear difference, you learn nothing."



Il risultato di questa bomba lanciata da Hannah non è l'uscita di scena, ma l'inizio di una discussione, speriamo lunga e profonda, sul privilegio, chi lo detiene e chi, come lei e come le donne in genere, finora l'ha subito, ma ne ha abbastanza.

Lo spettacolo è da guardare e riguardare. Da soli, in compagnia per discuterne, fare delle pause e segnarsi le frasi. Se non l'avete ancora fatto, dedicate una serata a guardarlo, è su Netflix. Poi, se volete, ditemi cosa ne pensate.





La seconda cosa bella che ho visto la scrivo nel prossimo post, a breve.








Friday, July 6, 2018

Altre quattro cose sulla SignoRina. Facciamo cinque.

Ho notato che qui si parla poco della SignoRina, se non indirettamente.
Ora, la ragazza ha compiuto da poco gli otto mesi, e in questo tempo si è ben fatta conoscere da noi.
Presento quindi altre quattro, facciamo cinque, cose su di lei (le prime quattro erano queste).

1. La SignoRina non dorme. Lo so che si dice di circa il 75% dei lattanti, ma qui si tratta di un'espressione da prendere in modo quasi letterale. La SignoRina non dorme da otto mesi. Una sua notte tipo, adesso, è la seguente: per le prime quattro ore si sveglia ogni 60 minuti, dopodiché riesce a dormire per due ore di fila, poi risveglio, altre due ore e poi di nuovo sveglia e poi se riusciamo il miracolo la riaddormentiamo ancora per 45 minuti. Il Teodolindo ed io alterniamo momenti di disperazione ad altri di rassegnazione. Altre volte, con gli occhi che luccicano, ci diciamo "Tutti gli adolescenti dormono. Male che vada, dobbiamo solo aspettare 13 anni".

2. Il motivo per cui ella non ama dormire, è che le piace essere attiva. Molto. Già era un'anguilla in utero, ma da quando è uscita dalla pancia non si è mai fermata. Adesso gattona che è una meraviglia e si mette in piedi. E vuole farlo anche all'una di notte.

3. La SignoRina resta un petit format. Piccola è nata e piccola resta, pur seguendo la sua curva di crescita. Però, visto che come ho scritto poc'anzi sta sperimentando la posizione eretta, la gente al parco la vede e strabuzza gli occhi pensando robe tipo "Caspita, a 4 mesi quella sta già in piedi!?". No, di mesi ne ha 8, solo che ha già capito che il trucco nella vita è sembrare sempre più giovani.

4. La SignoRina ama il cibo biologico e a km zero. Nel senso che non ha mai preso un ciuccio, il biberon lo schifa e il cucchiaio lo rifiuta. Tutto il cibo che ha mai ingurgitato deve provenire o direttamente dal seno materno, o essere portato alla bocca dalle sue mani. Quando sono rientrata al lavoro dopo il congedo di maternità, ed è subentrato il Teodolindo, la fanciulla è stata 4 lunghi giorni senza mangiare durante la mia assenza. Nulla per sette ore. Al quinto giorno il Teodolindo disperato me l'ha portata al lavoro perche potessi allattarla. La settimana successiva, dopo aver provato inutilmente con biberon e pappe, di nuovo in preda alla disperazione le ha messo davanti alla bocca la ciotola con il cibo, come a dire "Non so più che fare, provaci te!" e lei si è autonutrita. E da allora non ha più smesso.

5. La SignoRina è socievole come un orso misantropo. Chiariamo, è un vero amore con noi tre suoi familiari più stretti, ma appena compare uno della cerchia appena più allargata, non parliamo poi degli estranei, si trasforma. Espressione severa e sguardo glaciale con quelle due perle nere che ha al posto degli occhi - unico elemento del patrimonio genetico siciliano. L'interlocutore prova a farla sorridere e lei non distoglie lo sguardo, non ammicca neppure. L'altro prova con paroline bambinesche e vocine in falsetto, lei impassibile. Alla fine colui che interagisce, si sente in soggezione e noi ci sentiamo in obbligo di giustificare la cosa "No, sai, è stanca"... In realtà, è sempre così. Se quando è nata sembrava uno scimpanzé, adesso assomiglia irrimediabilmente a Robert De Niro in Taxi Driver quando dice You talkin' to me? (00.31 sec del video).



Noi la adoriamo.

Thursday, July 5, 2018

Sport estremi

Pedalare
sotto il sole a 40 gradi già alle otto del mattino
con vento contrario
su strada in falso piano
con carrello per trasporto bambini attaccato dietro
e dentro 25 kg di puro amore sotto forma di Sig. Tenace
il quale non cessa un secondo di pormi domande disparate
a cui devo rispondere senza indugiare
per di più urlando visto che do la schiena al postulante.
Il tutto per poi andare al lavoro.

Questo è il mio sport estremo quotidiano. Altro che Spartan Race. 

Ah. Seriously, mi fate ridere.


Sarei curiosa di sapere il vostro.

Friday, June 29, 2018

Lo ius spiegato a un bambino

Non è la prima volta che il Sig. Tenace fa la stessa domanda. L'ultima volta, stamattina a colazione:
"Ma noi cosa siamo? Siamo italiani?"
"Sì, siamo italiani. Tutti e quattro."
"E perché siamo italiani?"
"Allora. Ci sono tre modi per essere cittadini di un posto: perché ci nasci, perché i tuoi genitori sono di quel posto o perché ci sei andato a vivere. Tu e la Bebewa* siete italiani perché io e il papà siamo italiani. Poi tu sei anche cinese perché il papà e la mamma della Cina erano cinesi e sei nato in Cina. E la Bebewa è anche canadese perché è nata qui. Magari presto anche noi tre diventeremo canadesi come lei."
Riflette.
Io continuo un attimo.
"Poi altra cosa è come uno si sente, perché ci sono persone che hanno il passaporto italiano, ma non si sentono italiane ed altre, ad esempio, molte altre, che si sentono italiane ma non possono ancora esserlo. Uno è quello che si sente di essere. Tu cosa sei, Sig. Tenace?"
"Io sono italiano. E cinese. E anche un po' giapponese."

Eccolo là. Credo che abbia giocato un peso la sua passione per sushi e udon. Purtroppo per lui lo ius palati non è stato ancora regolamentato giuridicamente.




*Il Sig. Tenace chiama la SignoRina così da quando è nata. Ormai ci siamo un po' adattati anche noi.

Friday, June 22, 2018

E adesso...

Per fare seguito al post precedente:
Ricetta perfetta per lo stress tossico: il parere di un esperto sul perché la politica di separazione delle famiglie di Trump provoca danni così importanti sui bambini.
"Essere separato dal genitore non è solamente un trauma, ma distrugge la relazione che aiuta il bambino a far fronte a tutti i traumi futuri".

E adesso che siamo tutti d'accordo che separare un figlio dai suoi genitori provoca un trauma che ironicamente è la madre di tutti i traumi (in inglese si chiama anche primal wound, ferita primitiva, non a caso), allora non venite mai più a dire ai nostri figli, quelli adottati, che sono bambini fortunati, perché loro quel trauma l'hanno vissuto, e non solo nessuno ammette che possa durare a lungo, ma il resto del mondo passa pure il tempo a dir loro che "Be', però vuoi mettere la vita che hai adesso?!".

Due pesi, due misure.

Tutto perché l'adozione l'abbiamo sempre sentita raccontata dai genitori adottivi o dagli enti, e mai dai figli adottati o dai genitori biologici. Il cambio di prospettiva è d'obbligo, ora più che mai.





Ci siamo capiti.

PS Che sì, lo so che chi legge questo blog l'ha capita ormai la tiritera sul perché non bisogna tirare in ballo la fortuna quando si parla di adozione, ma così volevo scriverlo ancora perché è un pensiero fisso in questi giorni... Per me, ma soprattutto per tutti i figli adottivi che rivivono un trauma aprendo i giornali.


Thursday, June 21, 2018

Le famiglie devono stare insieme

Non riesco a scrivere molto se non questi brevi appunti su una situazione che avrebbe dell'assurdo se invece non fosse stata diabolicamente calcolata al bilancino, per un ritorno elettorale.

U.S.–Mexico border.

So che anche in Italia si parla di cosa stia succedendo al confine tra USA e Messico, di come nei giorni scorsi i bambini siano stati separati dalle loro famiglie e portati in centri di detenzione per un tempo da stabilire, con modalità non chiare e con esito sconosciuto.

Si sa anche che ieri Trump ha firmato l'ordine esecutivo di mettere fine alla separazione tra genitori e figli, ma senza rinunciare alla sua politica di tolleranza zero, ergo tutti vengono arrestati da oggi in poi, ma stanno nello stesso carcere.

Soprattutto penso a quei 2300 bambini che sono stati separati e del cui avvenire non si sa nulla. Sono stati portati ovunque in giro per il paese. Bambini che arrivano sul suolo americano, vengono separati brutalmente dalle famiglie, e vengono caricati su aerei per essere portati in centri di detenzione o "accoglienza", come li hanno chiamati in alcuni casi. Il ricongiungimento sara' mai possibile?

Metto qui i link ad alcuni articoli che aiutano ad avere un'idea concreta di cosa stia capitando:
-Il racconto di un addetto ai lavori nel campo dell'assistenza all'immigrazione su come avviene la separazione.
"Non esiste un unico modo. A volte dicono ai genitori "Portiamo via tuo figlio" e quando il genitore chiede "Quando lo riavrò?" rispondono "Non lo sappiamo", altre volte dicono "E' perche tu sarai processato" o "perche non sei il benvenuto in questo paese" o "perche li separiamo dai genitori". Altre volte, non vediamo alcuna comunicazione. Al contrario, gli ufficiali dicono: "Lo porto via per fargli un bagno", e quando il genitore chiede "Dov'è mio figlio? E' un po' lungo come bagno!", rispondono "Non lo vedrai più!". A volte le madri chiedono di poter consolare i loro figli, prima che vengano portati via, ma gli ufficiali rifiutano. 
-Un avvocato esperto in immigrazione in Texas:
"Ero in una conferenza telefonica con i servizi sociali che aiutano i bambini separati. Questi piccoli non sono capaci di partecipare alle azioni di screening legale perche piangono e urlano inconsolabilmente durante gli incontri. I nostri assistenti sociali sono abituati ad aiutare i bambini a parlare dei loro traumi passati, ma qui per la prima volta ci troviamo a dover aiutare bambini che stanno vivendo il trauma adesso, nel momento presente." 

-Centinaia di bambini separati sono stati inviati a New York nel silenzio generale

-Nonostante l'ordine esecutivo di Trump, per molte famiglia l'incubo e' appena cominciato.
"Alcuni genitori di questi bambini sono gia' stati deportati. Alcuni bambini sono troppo piccoli per parlare e potrebbero perfino non sapere da dove arrivano o come si chiamano i loro genitori. La maggior parte non parla ne' inglese ne altre lingue parlate negli USA.
Il trauma inflitto a queste famiglie e' irreparabile e risolverlo sara' un incubo logistico. Ma la cosa piu triste e' che non doveva accadere.
Questa e' stata una crisi che l'amministrazione Trump ha deliberatamente scelto di creare, supportata da molti alleati politici per spingere l'agenda anti-immigrazione."

Se come me, leggere e scandalizzarvi non vi sembra abbastanza, vi invito a fare una donazione ad una di queste associazioni che si occupano di diritto di immigrazione:


E a protestare.