Monday, September 26, 2016

La domanda della domenica

Domenica di sole abbagliante e cielo blu e inizio di aria autunnale.
Passeggiamo dopo essere andati a Messa, è mezzogiorno e chiedo al Sig. Tenace:

"Sig. Tenace, dove vuoi che mangiamo oggi? A casa o da Derek?"

E lui senza la minima esitazione, con un ritardo di nemmeno un nanosecondo rispetto alla fine della mia domanda, urla

"Derek!!"

Bravo, risposta giusta.

I pancakes della Maison Publique.

Friday, September 23, 2016

Come fare la marmellata

Questo non è un post su come fare la marmellata.
Questo è un post su come fare la marmellata quando il vostro coniuge ha ordinato per sbaglio 5-6 kg di prugne e vi sono state consegnate proprio alla vigilia di un fine settimana in cui sarai occupata per lavoro fino alla domenica sera.

1. Venerdì, sabato, domenica. Fare pace con i sensi di colpa. Ogni volta che passerai dalla cucina le prugne ti guarderanno battendo l'indice sull'orologio, come le signorine nei poster della Lorenzin sul fertility day. Impara ad ignorarle.

2. Lunedì sera, ore 20.30. Dopo aver cenato, fatto il bagno e messo a letto il Sig. Tenace, snocciolare e tagliare le prugne. Ci vorrà pazienza. Ci si mette lì in due, con un podcast interessante da ascoltare (noi questo) e si snocciola. Poi si pesano le prugne, le si mette in una pentola e si lasciano in frigo fino al mattino.

3. Martedì mattina, ore 6.30. Mentre si prepara la colazione, mettere a cuocere le prugne insieme a 300g di zucchero per kg di frutta. Più un mezzo bicchiere di acqua, così tanto per fare. Lasciar cuocere la marmellata a fuoco basso per 30-40 minuti da quando sobbolle.
Nel frattempo, in un'altra pentola, sterilizzare i vasetti e i coperchi.
A questo punto sul fornello si avranno: pentolino con il latte, pentolona della marmellata, pentolona per i vasetti. Il quarto fuoco sarà occupato dalla padella per far saltare zucchini e riso per le schiscette mie e del Teodolindo.
Il Sig. Tenace sarà già seduto a tavola a reclamare la colazione. Il coniuge sarà come sempre eccellente nel gestire la situazione.

4. Far colazione facendo finta che niente stia accadendo e che non si debba essere al lavoro tra 40 minuti. Dare le spalle al fornello e negare che si debba ancora procedere all'invasettamento aiuta nel potersi godere la colazione.

5. Truccarsi e prepararsi per uscire.

6. Ore 7.20, già vestite e pronte per il lavoro invasettare la marmellata, ancora bollente. È caldamente consigliato vestirsi di scuro o mettersi un grembiule ampio in caso di schizzi o gocce di marmellata volanti.

7. Ore 7.30. Cambiarsi la deliziosa gonna a righe bianche e azzurre e ora anche a pois color prugna. Non avevo ancora imparato il punto 6.

8. Ore 7.40. Mettere a riposare i vasetti a testa in giù. Baciare i due uomini di casa e uscire per andare al lavoro.



9. Dimenticarsi il fornello che resta in queste condizioni fino a sera. La parte più ardua sarà convincere il proprio coniuge a dimenticarsene anche lui, visto che il maniaco delle pulizie in casa è lui.






Tuesday, September 13, 2016

Tre cose sulla prima lezione di cinese

1) È difficile.
[Sento come delle risate in sottofondo provenire da chi legge come a dire "Ma va'?!"]

2) La cosa al momento per me osticissima sono i famigerati quattro toni che cambiano completamente il significato di una parola.



Si veda questo video a titolo di esempio



Da giovedì scorso io ripeto i quattro toni durante ogni attività che me lo permetta: mentre faccio la doccia, pedalo in bici, cucino, ... Dopo soli due giorni, il Teodolindo, sabato scorso, si è un po' spazientito. Adesso lo faccio solo mentre pedalo in bici.

3) La parte che mi piace di più è scoprire il sistema di scrittura e di costruzione delle parole e concetti.

Ad esempio, questo è "cane"   
e questo è "bocca"    
Se li metto insieme ottengo    
bocca+cane significa "abbaiare", che mi sembra più che logico.
E se metto due bocche sopra il cane ottengo    
che significa piangere, perché ogni tanto il pianto umano ricorda il guaito di un cane.

A me 'sta roba piace da impazzire.





Thursday, September 8, 2016

Il primo giorno di scuola



Stamattina e andata più o meno così, tra me e il Teodolindo.
"Oggi inizio la scuola!", dico io, ancora a letto, due minuti dopo la sveglia, alle 6.32.
"Robi, mi raccomando, non fare la prima della classe:
non rispondere sempre tu;
non alzare sempre la mano;
non chiedere compiti extra come facevi al liceo..." 
"Ma io ho una grande motivazione, che magari gli altri studenti non hanno!" 
"Ecco, appunto. Come ti stavo dicendo..."

Tra un paio d'ore sarò sui banchi di scuola per la mia prima lezione di cinese e devo pure limitare il mio entusiasmo?! Scherziamo?!


Tuesday, September 6, 2016

Impara le lingue con il Sig. Tenace - A scuola

Nel processo di apprendimento di molteplici idiomi di cui il Sig. Tenace è protagonista - o forse dovrei dire vittima - un ruolo principale tocca alla scuola.

Piccola premessa sul sistema scolastico in Quebec. È, fortunatamente, per la maggior parte, ancora, pubblico. Si iscrive il proprio figlio in un sistema centralizzato di gestione delle richieste. Si indicano, se è il caso, le esigenze speciali della famiglia o del bambino (es. famiglia monoparentale, problemi di sviluppo,...) e poi, se si vuole, si possono specificare le preferenze per alcune scuole sulla base di prossimità logistica a casa o al luogo di lavoro o di altri fattori. Ad esempio, gli asili delle università offrono la priorità ai figli dei bambini degli studenti, dipendenti e professori dell'ateneo.

Noi avevamo indicato come prima preferenza un asilo non proprio vicino a casa, ma che dava la precedenza ai bambini di origine cinese. Quando siamo andati a visitarlo, dopo una semplice telefonata "Scusi posso venire a vedere il vostro asilo?" "Sì, passi pure anche tra un'ora", che a me già predisponeva bene, la scuola ci aveva fatto un'ottima impressione per la disponibilità e l'apertura del personale e perché avevamo notato che effettivamente almeno il 30-40% dei bambini e delle maestre erano asiatici. Il Teodolindo ed io, infatti, volevamo che il Sig. Tenace potesse stare in un ambiente "diversificato"*, in cui, in altre parole, lui non fosse l'unico bambino asiatico in mezzo ad un mare di bambini quebecois de souche, biondi con pelle chiara, che parlano solo francese. E che potesse continuare ad essere esposto al cinese.

Si può quindi immaginare la nostra contentezza quando il direttore della scuola ci ha chiamato pochi mesi dopo la nostra visita per dirci che c'era un posto per il Sig. Tenace.

Il Sig. Tenace si è trovato in una classe di otto bambini, lui incluso, tutti di età compresa tra i tre anni e i tre anni e mezzo, così composta:
-tre bambine di origine cinese, tutte bilingue cantonese-inglese
-una bambina di madre cinese e papà vietnamita, trilingue cantonese-vietnamita-inglese
-un bambino bianco, bilingue anglofono e francofono
-un (povero) bambino di origine brasiliana, monolingue portoghese e qualche parola di francese pipi, caca, dodo
-un bambino di padre anglofono e madre cinese di seconda generazione, anglofono.

Ricordo a chi legge che la prima lingua madre del Sig. Tenace è il mandarino, la seconda l'italiano, adesso inizia a farsi strada anche l'inglese mentre di francese per ora sono pervenute solo tre parole (dodo, merci, ruelle).

La maestra è del Salvador. Trilingue spagnolo, inglese, francese.
La tirocinante è cinese, e parla mandarino. È l'unica, finora, a pronunciare il nome del Sig. Tenace in modo corretto, tant'è che i bambini la correggono e lei deve ri-correggere loro.

La ciliegina sulla torta? L'educatrice della classe accanto è marocchina, ma aveva lavorato ben cinque anni a Mondovì quindi parla un ottimo italiano con perfetto accento piemontese. Una manna dal cielo.





In questo contesto, se siamo ottimisti, tra qualche decennio il Sig. Tenace dovrebbe imparare a parlare. In quale lingua non si sa. Speriamo bene.



*non so se esista questo termine in italiano. Silvia Pareschi, come si dice "racially diverse"?!

Monday, August 29, 2016

Post sconclusionato sul mio luogo di lavoro

Io lavoro qui.
Praticamente ad Hogwarts.


Per esser precisi, lavoro nel primo edificio a destra, quello sullo sfondo rispetto alle due torri, che alle due torri è collegato tramite un passaggio sospeso al terzo piano.
L'ospedale è stato voluto cosi da due signori scozzesi (ma va'!? Chi l'avrebbe mai detto?!) nel 1893. Fino all'anno scorso tutto il "castello" era occupato dall'enorme ospedale generale e, di lato, dal suo affiliato istituto neurologico (eccomi!).  La struttura è a dir poco fatiscente e dai costi di mantenimento proibitivi, quindi tutto il Royal Victoria Hospital è stato trasferito in un mega-polo ospedaliero fuori dal centro della città. Siamo rimasti noi e il castello semi vuoto.

Il Castello è a ridosso della montagna e ha più ingressi, di qua e di là dal monte. Il che vuol dire che si potevano ricevere indicazioni come la seguente:
"Prenda l'ascensore fino all'ottavo piano, faccia il corridoio alla sua destra fino ad un altro ascensore e quindi salga al terzo piano."
"No, scusi, se arrivo all'ottavo piano, poi scendo al terzo!"
"No, sale al terzo piano, perché dopo il corridoio l'ottavo piano diventa il primo piano".
Inutile dire quanti pazienti si perdessero regolarmente. Il Teodolindo, che era seguito lì per la celiachia, ogni qual volta dovesse fare una visita medica, mi chiedeva di accompagnarlo perché "poi so già che mi perdo e ti telefono e mi devi venire a recuperare".

Dal lato opposto alla montagna, l'ospedale dà direttamente sullo stadio Molson, dove giocano in casa i Montreal Alouettes, squadra della McGill di football americano.

Questa è la vista dalla finestra di dove lavoro io:

Io dalla mia finestra vedo lo stadio


Quando è giorno di partita, l'ospedale diventa un bunker blindato, in cui è difficile entrare ed è quasi impossibile uscire. Tutti gli accessi tradizionali sono bloccati e si deve fare un giro dall'alto. Conosco medici che vengono al lavoro alle sei, in quei giorni, per non dover fare giri dell'oca passando per il monte, pur di entrare a lavorare. Poi non sanno più come andare a casa.

Io immancabilmente dimentico quando giocano gli Alouettes e arrivo bella bella fischiettando in bicicletta quando vedo i posti di blocco che mi indicano che no, non posso proprio passare da lì. Per la cronaca, io di solito arrivo da dietro gli spalti, più o meno dove c'è il riflettore nella seconda foto. Nei giorni di partita quella zona è off-limits.
Così è stato venerdì scorso, quando ho dovuto scarpinare su per la montagna, dove ci sono le residenze studentesche, per poi ridiscendere. Ero in ritardo, così ad un certo punto ho pensato di tagliare su per il prato. Ero lì che imprecavo, contro me stessa che non guardo il calendario e contro gli Alouettes che fanno pure uno sport da traumi cranici, e vedo qualcosa che si muove accanto a me.
Una marmotta.
Tranquilla paciosa che fa colazione sul prato, e poi se ne va giù per il suo cammino.

la foto non è mia e la marmotta non so se sia la stessa vista da me, ma ci assomiglia molto


Niente, io penso che lavoro in un posto abbastanza assurdo.

Thursday, August 18, 2016

Due... quattro ingredienti per le frittelle

Queste sono in assoluto le frittelle più veloci, e tra le più buone, che io abbia mai assaggiato per colazione. Se ne trovano diverse varianti su internet sotto il nome di "two ingredient pancakes", perché la ricetta originale prevede solo banana e uova. Stop.
Io ho aggiunto due ingredientini che avevo a portata di mano, perché le volevo più golose.
A ricetta veloce, corrisponde post sintetico, quindi trascrivo la ricetta ed invito chiunque passi di qui a provarla. Sono di una semplicità estrema e di una bontà strabiliante.

Per sette-otto frittelle, ci vogliono

1 banana matura, schiacciata con la forchetta
2 uova
3 cucchiai di farina di mandorle, o di mandorle tritate (facoltativo)
1 manciata di mirtilli (facoltativo)

Sbattere le uova con la banana schiacciata, aggiungere la farina di mandorle e i mirtilli.
Mescolare.
Friggere in una padella in cui si è fatta sciogliere una noce di burro.
Servire con sciroppo d'acero.




In altre parole, come stupire e fare felice i propri uomini in una mattina qualunque, prima di andare al lavoro.