Wednesday, June 5, 2019

50 sfumature di (capello) grigio

Da qualche tempo, piano piano, i miei capelli bianchi iniziano a farsi sempre meno timidi. Crescono in numero, si fanno notare tra quelli castani, e... posso dirlo?

Li amo.

Proud of them, all of them


Questo è qualcosa che non avrei mai pensato di scrivere fino qualche anno fa. Mi piacciono, i miei capelli bianchi mi piacciono. Mi piace il loro colore, mi piace che diano movimento ai miei capelli, mi piace anche che siano un po' una carta di identità con su scritta la mia età, o circa. Mi piace anche giocare ad abbinare gli orecchini e la collana, di perle, perché mi sembra che risaltino di più, come il bordino degli occhiali.

Vogliono dire che sto invecchiando?! Ma bene. L'alternativa al diventare vecchi è molto peggiore e sono grata degli anni che passano e che ho vissuto. E se i miei capelli stanno lì a ricordarlo, non me ne dispiace.
Di nuovo, non avrei mai pensato di arrivare ad avere queste opinioni sull'ingrigire. Credevo che, come tutte le donne della mia famiglia e che mi circondavano, alla vista dei primi capelli bianchi, avrei fatto ricorso al colore. E invece - sono l'unica a pensarla così? - io mi sento vecchia e brutta se i capelli me li tingo.

Sicuramente in queste mie considerazioni gioca anche il fatto di vivere in Nord America, dove le donne che sposano il "go grey!" sono sempre di più, e non per disinteresse, ma per affermazione del fatto che si possa essere donne affascinanti, belle, curate anche con i capelli bianchi.
Grey is a color, not an age definition", dicono sempre più numerose le donne giovani che a 30 anni già hanno la testa grigia. E se poi sei bella come questa qui, non è difficile che gli altri siano d'accordo.




Ho colleghe di poco più vecchie di me, parliamo ancora intorno ai 40, completamente bianche. Una di loro ha capelli magnifici, candidi, perfetti. Da invidia.
È stato notando loro che ho iniziato a ripensare al modo in cui si guarda il capello grigio in una donna. Incredibile, no, come la rappresentazione dei modelli sia fondamentale nello strutturare le opinioni su noi stesse?

Su Instagram poi, mi si è aperto un mondo. Basta andare su profili come Grombre o guardare gli hashtags #gogrey #silversisters per scoprire una comunità di donne che vogliono educare ad un nuovo modo di guardare i capelli grigi e l'invecchiamento della donna. Perche' poi a questo si torna: al fatto che alla donna non è permesso invecchiare se vuole rimanere attraente, bella, affascinante.



A Natale, quando sono tornata in Italia, mia mamma ha notato i capelli grigi, qua e là, e mi ha chiesto cosa pensassi di fare. Gliel'ho detto:
"Non molto. Ne ho parlato con la mia parrucchiera e al limite farò dei colpi di sole leggeri per dare un po' più di movimento ai capelli, che non siano solo bicolor bianchi e neri come una scacchiera, e via via diminuiremo fino a quando i capelli bianchi saranno la maggioranza."
Mia mamma era sbalordita.
"Ma davvero tu ti vedresti, a 50 anni, tutta bianca?!"
Be', se tutta bianca volesse dire diventare come Grece Ghanem, firmo subito!


Però a questo punto, vorrei sapere la vostra opinione. Voi donne, e anche uomini, che leggete 'ste robe che ho scritto, come la pensate? Come la si pensa in Italia? Sono curiosa.

Tuesday, May 21, 2019

L'amore secondo Phillip

Il punto è che io amo Phillip Lim. Amo quello che fa e soprattutto quello che dice.
Ne avevo già parlato qui, a proposito dei giorni in cui era stato eletto Trump, e di come la sua risposta a quei tempi bui fosse la ricerca della grazia.

da qui


Che poi il bello è che le sue parole sono sempre misurate, sussurrate, sommesse.
Ultimamente è stato in due occasioni che le sue parole mi hanno colpito dritto nell'anima e mi hanno fatto pensare che meglio di così, quella roba lì, non poteva essere detta.

La prima.
Phillip Lim ha scritto un libro di ricette, molto intimo.
L'intera prefazione è il manifesto di come Phillip Lim (ed io, uguale uguale!) veda il cibo e l'atto del cucinare.


Il cibo per me è amore; l'amore che sogniamo, l'amore che doniamo e l'amore che riceviamo. Ricordi di amore che sostengono e nutrono ben più delle nostre pance.

Ed è così che ha intitolato il libro, More than our bellies.
Il titolo più bello del mondo, per un libro di cucina.




Lui lo dice fin dalla prefazione: non è un cuoco, non pretende di esserlo, e il libro non è il tradizionale libro di cucina. Le ricette raccolte sono personali, a volte esageratamente semplici, ma sono quelle che nel corso degli anni gli hanno permesso di esprimere se stesso e condividere con altri la gioia del cibo.
Volutamente, nel libro non ci sono le foto dei piatti descritti, perché non vuole che si aspiri ad un risultato. Al contrario, desidera che i lettori si approprino di quelle ricette e le facciano loro. E come potevo non amarlo?!


La seconda.
In occasione della festa della mamma, Phillip, che ha un amore ed una riconoscenza infinita per sua madre e per i sacrifici che questa ha fatto per lui e i suoi fratelli, ha scritto solo due righe.
Due righe che racchiudono tutto.

dal profilo instagram di Phillip Lim

E questo è l'augurio e la preghiera che io faccio a me stessa: che io possa insegnare ai miei figli che l'amore è un azione, non un sentimento. Non avrei potuto dirlo meglio.



Monday, April 29, 2019

Ieri e domani

Cioè, per me, essere madre è una roba psicotica, una lotta interna tra il passato e il futuro.
Stamattina il Sig. tenace si è presentato in cucina al risveglio. L'ho abbracciato e, baciandolo sulla testa, mi sono accorta che devo chinarmi sempre meno per farlo.
"Quando è successo che sei cresciuto così, eh? Quando?!"
Lui, imperturbato: "Ieri, mentre tu eri al lavoro".
Con la SignoRina è ancora più evidente. Due ora fa, o almeno così sembra a me, stava ancora gattonando e sbavando sul parquet, e adesso si riconosce nelle foto e si punta l'indice al petto dicendo il suo nome. 

Louise Bourgeois, The welcoming Hands, 1996.


E io alterno attimi di follia in cui vorrei bloccare il tempo a ieri, quando erano minuscoli, ed altri in cui mi incanto a immaginare che persone diventeranno domani. E questo schizofrenico sentirmi incastrata tra il passato e il futuro dei miei figli, è il solo modo che la mia testa ha per dirmi di godermi l'oggi, perché passa in fretta.

Se c'è qualcosa nella mia vita che mi ha insegnato a gustarmi il momento presente e a farne un tesoro prezioso, è stato il diventare madre.

Thursday, April 25, 2019

Bella ciao a Riace

La bontà previene il male voglio prevenire, non voglio curare. E voglio resistere.

Friday, April 12, 2019

Un nuovo posto speciale

Che io creda che il cucinare sia l'atto d'amore per eccellenza penso di averlo già detto ripetute volte. È il mio linguaggio dell'amore. Con il cibo io mi prendo cura degli altri e di me stessa.
Quel che forse ho detto meno, anche se sicuramente traspare da alcuni post, è che io cerco quello stesso linguaggio d'amore anche nei posti in cui vado a mangiare. Non mi interessano i ristoranti stellati e le esperienze gastronomiche tout court. Se manca l'amore, il voler nutrire gli altri, nel corpo e nell'anima, chi cucina può anche essere il cuoco più bravo al mondo, ma io lo trovo sterile. Vedo quel tipo di cucina come la pornografia dell'alimentazione. Magari estremamente appagante da un punto di vista sensoriale, ma privo di desiderio di andare incontro all'altro. 

Ecco, il desiderio, la ricerca dell'incontro con l'altro, della relazione, espressa attraverso il nutrirsi. Questo è quel che cerco quando mangio fuori. 
Il Teodolindo ed io su questo siamo concordi al 100%. Di conseguenza, ovunque viviamo, finiamo con l'avere quei posti in cui ci sentiamo come a casa (vedi qui, che adesso rivedere il Sig. Tenace così piccolo mi sono commossa).

Fatta questa premessa, erano mesi che il Teodolindo mi diceva di volermi portare da Jiep Jiep, suo ultimo colpo di fulmine culinario. Trattasi di un localino mignon, e assolutamente poco pretenzioso, sito per granculo del Teodolindo, vicino a dove lui lavora. 
"È un posto fusion, dove fanno cucina asiatica. La tizia è cinese e io ho preso il bibimbap. Fanno anche dei piatti giapponesi che sembrano ottimi."
Ora, io già alla parola fusion ho avuto la reazione epidermica di gesso sulla lavagna, ma è all'idea della cuoca cinese che cucina piatti coreani e giapponesi che ho rischiato la crisi ipertensiva. 
"Teodolindo, ma sei sicuro?!"
"Fidati! Fanno tutto in casa, in quella cucina a vista piccolina, e sono appassionati di fermentazione: kimchi, kombucha,..."

Il mio scetticismo era alle stelle, ma l'idea della piccola cucina e delle cose fatte tutte in casa, anche quelle lentissime, mi hanno convinto a lasciare a Jiep Jiep il beneficio del dubbio.

Alla fine, dopo ripetute insistenze, ci sono andata. 
E mi sono innamorata all'istante. 

Siamo entrati in una giornata freddissima. Il locale aveva i vetri appannati per il calore, il corto menu scritto su una lavagna, e un profumo inebriante di spezie. Tra i quattro piatti che cambiano ogni giorno, c'era effettivamente un po' di tutta l'Asia.
C'era anche il mapo tofu che è una di quelle cose per cui io ogni tanto ho le voglie. Presente quando cammini per strada alle nove del mattino e vieni folgorato dalla voglia di un cibo particolare e neanche tu sai perché, ma ne senti distintamente il sapore in bocca? Io ce l'ho con il mapo tofu. Mi viene voglia di quella sensazione di intorpidimento dato dal pepe di Sichuan che va a nozze con la scioglievolezza del tofu. Se è in menu, è difficile che io scelga altro.

"Tu prendi il mapo tofu, immagino", mi ha chiesto il Teodolindo con un sorriso sarcastico.
"No, voglio provare la zuppa di udon. È una vita che non la mangio", ho risposto io.

È arrivata la proprietaria. Una ragazza cinese sui trent'anni con un taglio di capelli stupendo alla Valentina di Crepax.
"Io prendo il bibimbap", dice il Teodolindo
"E per lei?", mi chiede
E in quel momento, mentre il mio cervello ordinava gli udon, ho sentito la mia voce dire "Io il mapo tofu". 
Il Teodolindo non ha ovviamente perso l'occasione per sottolineare la cosa. Non mi sono arrabbiata semplicemente perché stavo già bevendo uno dei kombucha migliori che abbia mai assaggiato: con more e cardamomo.

Sono arrivati i piatti.

Il bibimbap del Teodolindo e i due bicchieri di kombucha

Mapo tofu. Notare i fiori di loto a contorno.

Tutto era squisito, ma soprattutto sembrava cucinato da una zia che ti accoglie la domenica a pranzo e ti ha fatto i suoi piatti migliori. 
Abbiamo spazzolato tutto fino all'ultima briciola di tofu, poi siamo tornati al bancone per pagare.

E mentre aspettavo la transazione sulla carta di credito, ho scambiato due parole con la proprietaria e cuoca. Le ho detto che il mapo tofu era delizioso, e che mi piacerebbe imparare a farlo, ma non piccante perché anche il Sig. Tenace possa mangiarlo. 
Piccola nota, tale mia affermazione è da schiaffi in faccia per un cinese: sarebbe come se uno straniero andasse in un ristorante italiano a dire "Ottime le penne all'arrabbiata, mi piacerebbe tanto saperle fare, ma non piccanti". Sapevo di rischiare, ma non so perché quella signorina mi ispirava fiducia, e l'ho detta lo stesso.
Lei mi ha risposto: "Uhm, capisco. Ci penso un attimo a come si potrebbe fare, poi ti faccio sapere".
Mi ha spiazzato. 
Ho anche portato via da asporto un budino di tapioca al litchi, che il Sig. Tenace si è divorato a merenda, ascoltando i miei racconti su Jiep Jiep:
"È un ristorante cinese? Vengo anch'io la prossima volta?"

Il giorno stesso ho postato su instagram le foto qui sopra, ovviamente taggando il locale. E con mia enorme sorpresa, il giorno dopo, trovo un messaggio: era la proprietaria, e mi mandava la ricetta per fare il tofu non piccante. 
Da quel giorno abbiamo iniziato a messaggiarci. Mi ha mandato altre ricette, ci siamo raccontate pareri su cibi e stili di cucinare (lei, ad esempio, cucina proprio come le nonne: a occhio), e alla fine le ho chiesto se non sia disposta a darmi qualche lezione di cucina cinese. "Ci penso un attimo", mi ha detto. E io spero che vada a finire come la prima volta in cui mi ha detto quella stessa frase.

Lunedì ci portiamo il Sig. Tenace in pausa pranzo. Lui è come se ci fosse già stato e mi dice "Mamma, andiamo dalla tua amica?"

Ora, ditemi voi se questo non è il vero senso di avere un ristorante. 










Thursday, March 21, 2019

Piccole scimmie crescono

L'avevo detto fin da subito che la SignoRina ci ricordava una scimmietta. Aveva credo due giorni, il Teodolindo ed io la guardavamo beati, lei tutta occhi e poca, pochissima ciccia, e dicevamo: "La nostra scimmietta".
Da allora credo che il mio cervello si sia riprogrammato. Avete presente quegli studi per cui si fa sentire ad una neomamma il pianto di un bebe e quella produce latte immediatamente? Ad una mia conoscenza urgentista, rientrata forse troppo presto dalla maternita', e' pure capitato di bagnarsi il camice in pronto soccorso mentre si occupava di un pazienti neonato... Che voi immaginate le facce dei genitori... Ma sorvoliamo. Non intendo necessariamente la produzione di latte, e non intendo necessariamente il pianto di un neonato, ma sono sicura che chi legge, anche quelli che genitori non sono, hanno capito.
Dicevo, quella reazione li', quel tipo di riflesso fisico che il nostro cervello primitivo guidato dalle emozioni scatena senza che noi possiamo controllare? 

Ecco. Io, dalla nascita della SignoRina, non riesco piu a vedere scimmie con i loro piccoli e non sciogliermi come un ghiacciolo in spiaggia. Che volete, ognuno ha le sue di reazioni animali.
Coincidenza vuole che, otto mesi fa, allo zoo di Dallas ci sia stato l'evento eccezionale della nascita di un piccolo di gorilla. Saambili, l'hanno chiamata.
Saambili è uguale alla SignoRina.
Se non la conoscete, procedo subito a colmare la lacuna:




Su facebook e instagram circolavano video di mamma gorilla e Saambili: Saambili attaccata al seno, Saambili che dorme, Sambili che gioca. E io a guardare e commuovermi. Oggigiorno il mio feed di instagram è un terzo cibo, un terzo vestiti, e un terzo scimmie. Sono ridotta così.

Saambili cresce.

Oh. E Saambili resta uguale uguale spiccicata alla SignoRina.
Non fisicamente, sia chiaro, ché la SignoRina è decisamente meno pelosa e ha il nasino più fine.
Ma il comportamento e lo stile di attaccamento alla madre sono identici. E pure gli occhioni neri.

Questo video poi ne è stata la conferma. Se non fosse che ho un alibi di ferro, perché a Dallas non ho mai messo piede, qualcuno potrebbe pensare che la coppia madre-figlia nel video siamo io e la SignoRina qualche mese fa, con due costumi di carnevale.
Eccoci.


Le prove:
-la piccola sta attaccata alla mamma come un mitile allo scoglio;
-la piccola prova a resistere a Morfeo con tutte le sue forze: "Non devo cedere. Ce la posso fare. Non devo addormentarmi";
-la mamma muore di sonno;
-la mamma è rassegnata;
-la mamma si consola con il cibo;
-la mamma prova a dormire, con la sua meraviglia tra le braccia, in qualsiasi posizione;
-mentre la genitrice prova ad appisolarsi, la piccola la pizzica ripetutamente, sia mai che si dimenticasse di averla vicino (al minuto0:34). La differenza in questo caso è che la SignoRina mi pizzica i nei, che probabilmente la gorilla non ha, ed è arrivata a strapparmene parzialmente uno...

È che per me non c'è stato nulla come la maternità biologica per farmi ricordare che siamo animali. Siamo scimmie, con qualche funzione cerebrale diversa, ma siamo scimmie.
Poi boh, saranno mie proiezioni, ma io vedo in quella mamma gorilla la rassegnazione della felicità, o la felicità della rassegnazione. È così, e così deve essere. Lei ha bisogno di me, io ci sono. Non sarà per sempre e il tempo corre in fretta. Fai tesoro di questi momenti. La fatica passa e non la ricorderai poi tanto. Ricorderai invece quegli occhi neri e la manina che esplora la tua pelle.


E se adesso vi ho contagiato con la passione per i primati e la loro progenie, andate sul canale youtube dello zoo di Dallas, perché è nata la sorellina di Saambili :)





Monday, March 11, 2019

Sul giorno internazionale della donna

Pochi giorni fa è stata la Festa della donna.
Io ho visto passare post sulla mia pagina facebook e, devo ammettere, mi sono sentita a disagio con molti di essi.
Il punto è che molte delle mie amiche su facebook hanno pubblicato parole del genere:
"Insegnerò a mia figlia che può essere quello che vuole, vestirsi come vuole, amare chi vuole, fare il lavoro che vuole,..."
O, più in generale:
"C'è bisogno di educare le donne di domani al reclamare i propri diritti, seguire i propri sogni e diventare le donne che cambieranno il mondo". 

Uhm, perché mi dà così fastidio? Sono forse in disaccordo con tali affermazioni? Certo che no.

Eppure, sono molto infastidita.

Quel che mi ha infastidito è che, a mio modesto parere, insistere sull'importanza dell'educazione delle femmine nel giorno internazionale della donna metta la responsabilità dell'ineguaglianza di genere su di lei, che in realtà ne è la vittima.

Penso davvero che educando la SignoRina lei riuscirà ad evitare o a subire minori diseguaglianze di genere rispetto a me?
Non proprio.
Voglio davvero che mia figlia pensi che sta a lei realizzarsi nella vita, deve solo crederci?
Direi di no.
O donne là fuori, ve ne accorgete? Siamo cresciute convinte che se non arriviamo dove vogliamo è colpa nostra, ci hanno fatto credere che è perché non conosciamo abbastanza i nostri diritti o perché non vogliamo davvero seguire i nostri sogni.
Questo pensiero non è forse parente più o meno alla lontana del vecchio "Se si è vestita in quel modo, se l'è andata a cercare"?
Di chi è la responsabilità delle inequità di genere?
Di chi dobbiamo cambiare la mentalità se vogliamo davvero che le cose cambino?
Non è che forse è quella dei maschi?!




Si sa, ho un figlio maschio e una figlia femmina.

Sono profondamente convita che il Teodolindo ed io avremo probabilità più alte di contribuire all'appianamento delle inequità di genere se educhiamo il Sig. Tenace in un modo in cui le generazioni maschili precedenti non sono state educate (abbastanza):
-insegnandogli che quel che otterrà nella vita potrebbe non essere solo il risultato dei suoi meriti, ma che il privilegio di essere maschio gioca un ruolo enorme;
-insegnandogli che, anche se ugualmente competenti, un uomo ha probabilità maggiori di una donna di essere scelto per un lavoro;
-o, in alternativa, che una donna che arriva alla stessa posizione di un uomo, ha dovuto faticare e sacrificarsi due volte tanto per essere dove è;
-insegnandogli che non deve sempre avere l'ultima parola in una conversazione con una donna perché lui ne sa di più, perché si dà il caso che non sia sempre vero... E soprattutto che non dovrà mai cercare di spiegare ad una donna quello che lei ha appena detto (dicesi "mansplaining", vi suona familiare?);
-insegnadogli cos'è il consenso, fin da ora che ha sei anni. E in questo la scuola ci aiuta perche ne hanno già parlato :)
-fornendogli modelli di mascolinità che siano diversi dal classico macho. A questo proposito questo libro è nella nostra lista dei desideri.
-essendo, il Teodolindo ed io, esempi quotidiani di equità di genere nella gestione della nostra famiglia ed esigere dai nostri figli lo stesso;
-(aggiungete pure nei commenti)...


E solo allora insegnerò alla SignoRina, nel modo più appassionato possibile, quali sono i suoi diritti e come lottare per essi.




(mi sono sfogata, sto meglio)