Wednesday, June 5, 2019

50 sfumature di (capello) grigio

Da qualche tempo, piano piano, i miei capelli bianchi iniziano a farsi sempre meno timidi. Crescono in numero, si fanno notare tra quelli castani, e... posso dirlo?

Li amo.

Proud of them, all of them


Questo è qualcosa che non avrei mai pensato di scrivere fino qualche anno fa. Mi piacciono, i miei capelli bianchi mi piacciono. Mi piace il loro colore, mi piace che diano movimento ai miei capelli, mi piace anche che siano un po' una carta di identità con su scritta la mia età, o circa. Mi piace anche giocare ad abbinare gli orecchini e la collana, di perle, perché mi sembra che risaltino di più, come il bordino degli occhiali.

Vogliono dire che sto invecchiando?! Ma bene. L'alternativa al diventare vecchi è molto peggiore e sono grata degli anni che passano e che ho vissuto. E se i miei capelli stanno lì a ricordarlo, non me ne dispiace.
Di nuovo, non avrei mai pensato di arrivare ad avere queste opinioni sull'ingrigire. Credevo che, come tutte le donne della mia famiglia e che mi circondavano, alla vista dei primi capelli bianchi, avrei fatto ricorso al colore. E invece - sono l'unica a pensarla così? - io mi sento vecchia e brutta se i capelli me li tingo.

Sicuramente in queste mie considerazioni gioca anche il fatto di vivere in Nord America, dove le donne che sposano il "go grey!" sono sempre di più, e non per disinteresse, ma per affermazione del fatto che si possa essere donne affascinanti, belle, curate anche con i capelli bianchi.
Grey is a color, not an age definition", dicono sempre più numerose le donne giovani che a 30 anni già hanno la testa grigia. E se poi sei bella come questa qui, non è difficile che gli altri siano d'accordo.




Ho colleghe di poco più vecchie di me, parliamo ancora intorno ai 40, completamente bianche. Una di loro ha capelli magnifici, candidi, perfetti. Da invidia.
È stato notando loro che ho iniziato a ripensare al modo in cui si guarda il capello grigio in una donna. Incredibile, no, come la rappresentazione dei modelli sia fondamentale nello strutturare le opinioni su noi stesse?

Su Instagram poi, mi si è aperto un mondo. Basta andare su profili come Grombre o guardare gli hashtags #gogrey #silversisters per scoprire una comunità di donne che vogliono educare ad un nuovo modo di guardare i capelli grigi e l'invecchiamento della donna. Perche' poi a questo si torna: al fatto che alla donna non è permesso invecchiare se vuole rimanere attraente, bella, affascinante.



A Natale, quando sono tornata in Italia, mia mamma ha notato i capelli grigi, qua e là, e mi ha chiesto cosa pensassi di fare. Gliel'ho detto:
"Non molto. Ne ho parlato con la mia parrucchiera e al limite farò dei colpi di sole leggeri per dare un po' più di movimento ai capelli, che non siano solo bicolor bianchi e neri come una scacchiera, e via via diminuiremo fino a quando i capelli bianchi saranno la maggioranza."
Mia mamma era sbalordita.
"Ma davvero tu ti vedresti, a 50 anni, tutta bianca?!"
Be', se tutta bianca volesse dire diventare come Grece Ghanem, firmo subito!


Però a questo punto, vorrei sapere la vostra opinione. Voi donne, e anche uomini, che leggete 'ste robe che ho scritto, come la pensate? Come la si pensa in Italia? Sono curiosa.

Tuesday, May 21, 2019

L'amore secondo Phillip

Il punto è che io amo Phillip Lim. Amo quello che fa e soprattutto quello che dice.
Ne avevo già parlato qui, a proposito dei giorni in cui era stato eletto Trump, e di come la sua risposta a quei tempi bui fosse la ricerca della grazia.

da qui


Che poi il bello è che le sue parole sono sempre misurate, sussurrate, sommesse.
Ultimamente è stato in due occasioni che le sue parole mi hanno colpito dritto nell'anima e mi hanno fatto pensare che meglio di così, quella roba lì, non poteva essere detta.

La prima.
Phillip Lim ha scritto un libro di ricette, molto intimo.
L'intera prefazione è il manifesto di come Phillip Lim (ed io, uguale uguale!) veda il cibo e l'atto del cucinare.


Il cibo per me è amore; l'amore che sogniamo, l'amore che doniamo e l'amore che riceviamo. Ricordi di amore che sostengono e nutrono ben più delle nostre pance.

Ed è così che ha intitolato il libro, More than our bellies.
Il titolo più bello del mondo, per un libro di cucina.




Lui lo dice fin dalla prefazione: non è un cuoco, non pretende di esserlo, e il libro non è il tradizionale libro di cucina. Le ricette raccolte sono personali, a volte esageratamente semplici, ma sono quelle che nel corso degli anni gli hanno permesso di esprimere se stesso e condividere con altri la gioia del cibo.
Volutamente, nel libro non ci sono le foto dei piatti descritti, perché non vuole che si aspiri ad un risultato. Al contrario, desidera che i lettori si approprino di quelle ricette e le facciano loro. E come potevo non amarlo?!


La seconda.
In occasione della festa della mamma, Phillip, che ha un amore ed una riconoscenza infinita per sua madre e per i sacrifici che questa ha fatto per lui e i suoi fratelli, ha scritto solo due righe.
Due righe che racchiudono tutto.

dal profilo instagram di Phillip Lim

E questo è l'augurio e la preghiera che io faccio a me stessa: che io possa insegnare ai miei figli che l'amore è un azione, non un sentimento. Non avrei potuto dirlo meglio.



Monday, April 29, 2019

Ieri e domani

Cioè, per me, essere madre è una roba psicotica, una lotta interna tra il passato e il futuro.
Stamattina il Sig. tenace si è presentato in cucina al risveglio. L'ho abbracciato e, baciandolo sulla testa, mi sono accorta che devo chinarmi sempre meno per farlo.
"Quando è successo che sei cresciuto così, eh? Quando?!"
Lui, imperturbato: "Ieri, mentre tu eri al lavoro".
Con la SignoRina è ancora più evidente. Due ora fa, o almeno così sembra a me, stava ancora gattonando e sbavando sul parquet, e adesso si riconosce nelle foto e si punta l'indice al petto dicendo il suo nome. 

Louise Bourgeois, The welcoming Hands, 1996.


E io alterno attimi di follia in cui vorrei bloccare il tempo a ieri, quando erano minuscoli, ed altri in cui mi incanto a immaginare che persone diventeranno domani. E questo schizofrenico sentirmi incastrata tra il passato e il futuro dei miei figli, è il solo modo che la mia testa ha per dirmi di godermi l'oggi, perché passa in fretta.

Se c'è qualcosa nella mia vita che mi ha insegnato a gustarmi il momento presente e a farne un tesoro prezioso, è stato il diventare madre.

Thursday, April 25, 2019

Bella ciao a Riace

La bontà previene il male voglio prevenire, non voglio curare. E voglio resistere.

Friday, April 12, 2019

Un nuovo posto speciale

Che io creda che il cucinare sia l'atto d'amore per eccellenza penso di averlo già detto ripetute volte. È il mio linguaggio dell'amore. Con il cibo io mi prendo cura degli altri e di me stessa.
Quel che forse ho detto meno, anche se sicuramente traspare da alcuni post, è che io cerco quello stesso linguaggio d'amore anche nei posti in cui vado a mangiare. Non mi interessano i ristoranti stellati e le esperienze gastronomiche tout court. Se manca l'amore, il voler nutrire gli altri, nel corpo e nell'anima, chi cucina può anche essere il cuoco più bravo al mondo, ma io lo trovo sterile. Vedo quel tipo di cucina come la pornografia dell'alimentazione. Magari estremamente appagante da un punto di vista sensoriale, ma privo di desiderio di andare incontro all'altro. 

Ecco, il desiderio, la ricerca dell'incontro con l'altro, della relazione, espressa attraverso il nutrirsi. Questo è quel che cerco quando mangio fuori. 
Il Teodolindo ed io su questo siamo concordi al 100%. Di conseguenza, ovunque viviamo, finiamo con l'avere quei posti in cui ci sentiamo come a casa (vedi qui, che adesso rivedere il Sig. Tenace così piccolo mi sono commossa).

Fatta questa premessa, erano mesi che il Teodolindo mi diceva di volermi portare da Jiep Jiep, suo ultimo colpo di fulmine culinario. Trattasi di un localino mignon, e assolutamente poco pretenzioso, sito per granculo del Teodolindo, vicino a dove lui lavora. 
"È un posto fusion, dove fanno cucina asiatica. La tizia è cinese e io ho preso il bibimbap. Fanno anche dei piatti giapponesi che sembrano ottimi."
Ora, io già alla parola fusion ho avuto la reazione epidermica di gesso sulla lavagna, ma è all'idea della cuoca cinese che cucina piatti coreani e giapponesi che ho rischiato la crisi ipertensiva. 
"Teodolindo, ma sei sicuro?!"
"Fidati! Fanno tutto in casa, in quella cucina a vista piccolina, e sono appassionati di fermentazione: kimchi, kombucha,..."

Il mio scetticismo era alle stelle, ma l'idea della piccola cucina e delle cose fatte tutte in casa, anche quelle lentissime, mi hanno convinto a lasciare a Jiep Jiep il beneficio del dubbio.

Alla fine, dopo ripetute insistenze, ci sono andata. 
E mi sono innamorata all'istante. 

Siamo entrati in una giornata freddissima. Il locale aveva i vetri appannati per il calore, il corto menu scritto su una lavagna, e un profumo inebriante di spezie. Tra i quattro piatti che cambiano ogni giorno, c'era effettivamente un po' di tutta l'Asia.
C'era anche il mapo tofu che è una di quelle cose per cui io ogni tanto ho le voglie. Presente quando cammini per strada alle nove del mattino e vieni folgorato dalla voglia di un cibo particolare e neanche tu sai perché, ma ne senti distintamente il sapore in bocca? Io ce l'ho con il mapo tofu. Mi viene voglia di quella sensazione di intorpidimento dato dal pepe di Sichuan che va a nozze con la scioglievolezza del tofu. Se è in menu, è difficile che io scelga altro.

"Tu prendi il mapo tofu, immagino", mi ha chiesto il Teodolindo con un sorriso sarcastico.
"No, voglio provare la zuppa di udon. È una vita che non la mangio", ho risposto io.

È arrivata la proprietaria. Una ragazza cinese sui trent'anni con un taglio di capelli stupendo alla Valentina di Crepax.
"Io prendo il bibimbap", dice il Teodolindo
"E per lei?", mi chiede
E in quel momento, mentre il mio cervello ordinava gli udon, ho sentito la mia voce dire "Io il mapo tofu". 
Il Teodolindo non ha ovviamente perso l'occasione per sottolineare la cosa. Non mi sono arrabbiata semplicemente perché stavo già bevendo uno dei kombucha migliori che abbia mai assaggiato: con more e cardamomo.

Sono arrivati i piatti.

Il bibimbap del Teodolindo e i due bicchieri di kombucha

Mapo tofu. Notare i fiori di loto a contorno.

Tutto era squisito, ma soprattutto sembrava cucinato da una zia che ti accoglie la domenica a pranzo e ti ha fatto i suoi piatti migliori. 
Abbiamo spazzolato tutto fino all'ultima briciola di tofu, poi siamo tornati al bancone per pagare.

E mentre aspettavo la transazione sulla carta di credito, ho scambiato due parole con la proprietaria e cuoca. Le ho detto che il mapo tofu era delizioso, e che mi piacerebbe imparare a farlo, ma non piccante perché anche il Sig. Tenace possa mangiarlo. 
Piccola nota, tale mia affermazione è da schiaffi in faccia per un cinese: sarebbe come se uno straniero andasse in un ristorante italiano a dire "Ottime le penne all'arrabbiata, mi piacerebbe tanto saperle fare, ma non piccanti". Sapevo di rischiare, ma non so perché quella signorina mi ispirava fiducia, e l'ho detta lo stesso.
Lei mi ha risposto: "Uhm, capisco. Ci penso un attimo a come si potrebbe fare, poi ti faccio sapere".
Mi ha spiazzato. 
Ho anche portato via da asporto un budino di tapioca al litchi, che il Sig. Tenace si è divorato a merenda, ascoltando i miei racconti su Jiep Jiep:
"È un ristorante cinese? Vengo anch'io la prossima volta?"

Il giorno stesso ho postato su instagram le foto qui sopra, ovviamente taggando il locale. E con mia enorme sorpresa, il giorno dopo, trovo un messaggio: era la proprietaria, e mi mandava la ricetta per fare il tofu non piccante. 
Da quel giorno abbiamo iniziato a messaggiarci. Mi ha mandato altre ricette, ci siamo raccontate pareri su cibi e stili di cucinare (lei, ad esempio, cucina proprio come le nonne: a occhio), e alla fine le ho chiesto se non sia disposta a darmi qualche lezione di cucina cinese. "Ci penso un attimo", mi ha detto. E io spero che vada a finire come la prima volta in cui mi ha detto quella stessa frase.

Lunedì ci portiamo il Sig. Tenace in pausa pranzo. Lui è come se ci fosse già stato e mi dice "Mamma, andiamo dalla tua amica?"

Ora, ditemi voi se questo non è il vero senso di avere un ristorante. 










Thursday, March 21, 2019

Piccole scimmie crescono

L'avevo detto fin da subito che la SignoRina ci ricordava una scimmietta. Aveva credo due giorni, il Teodolindo ed io la guardavamo beati, lei tutta occhi e poca, pochissima ciccia, e dicevamo: "La nostra scimmietta".
Da allora credo che il mio cervello si sia riprogrammato. Avete presente quegli studi per cui si fa sentire ad una neomamma il pianto di un bebe e quella produce latte immediatamente? Ad una mia conoscenza urgentista, rientrata forse troppo presto dalla maternita', e' pure capitato di bagnarsi il camice in pronto soccorso mentre si occupava di un pazienti neonato... Che voi immaginate le facce dei genitori... Ma sorvoliamo. Non intendo necessariamente la produzione di latte, e non intendo necessariamente il pianto di un neonato, ma sono sicura che chi legge, anche quelli che genitori non sono, hanno capito.
Dicevo, quella reazione li', quel tipo di riflesso fisico che il nostro cervello primitivo guidato dalle emozioni scatena senza che noi possiamo controllare? 

Ecco. Io, dalla nascita della SignoRina, non riesco piu a vedere scimmie con i loro piccoli e non sciogliermi come un ghiacciolo in spiaggia. Che volete, ognuno ha le sue di reazioni animali.
Coincidenza vuole che, otto mesi fa, allo zoo di Dallas ci sia stato l'evento eccezionale della nascita di un piccolo di gorilla. Saambili, l'hanno chiamata.
Saambili è uguale alla SignoRina.
Se non la conoscete, procedo subito a colmare la lacuna:




Su facebook e instagram circolavano video di mamma gorilla e Saambili: Saambili attaccata al seno, Saambili che dorme, Sambili che gioca. E io a guardare e commuovermi. Oggigiorno il mio feed di instagram è un terzo cibo, un terzo vestiti, e un terzo scimmie. Sono ridotta così.

Saambili cresce.

Oh. E Saambili resta uguale uguale spiccicata alla SignoRina.
Non fisicamente, sia chiaro, ché la SignoRina è decisamente meno pelosa e ha il nasino più fine.
Ma il comportamento e lo stile di attaccamento alla madre sono identici. E pure gli occhioni neri.

Questo video poi ne è stata la conferma. Se non fosse che ho un alibi di ferro, perché a Dallas non ho mai messo piede, qualcuno potrebbe pensare che la coppia madre-figlia nel video siamo io e la SignoRina qualche mese fa, con due costumi di carnevale.
Eccoci.


Le prove:
-la piccola sta attaccata alla mamma come un mitile allo scoglio;
-la piccola prova a resistere a Morfeo con tutte le sue forze: "Non devo cedere. Ce la posso fare. Non devo addormentarmi";
-la mamma muore di sonno;
-la mamma è rassegnata;
-la mamma si consola con il cibo;
-la mamma prova a dormire, con la sua meraviglia tra le braccia, in qualsiasi posizione;
-mentre la genitrice prova ad appisolarsi, la piccola la pizzica ripetutamente, sia mai che si dimenticasse di averla vicino (al minuto0:34). La differenza in questo caso è che la SignoRina mi pizzica i nei, che probabilmente la gorilla non ha, ed è arrivata a strapparmene parzialmente uno...

È che per me non c'è stato nulla come la maternità biologica per farmi ricordare che siamo animali. Siamo scimmie, con qualche funzione cerebrale diversa, ma siamo scimmie.
Poi boh, saranno mie proiezioni, ma io vedo in quella mamma gorilla la rassegnazione della felicità, o la felicità della rassegnazione. È così, e così deve essere. Lei ha bisogno di me, io ci sono. Non sarà per sempre e il tempo corre in fretta. Fai tesoro di questi momenti. La fatica passa e non la ricorderai poi tanto. Ricorderai invece quegli occhi neri e la manina che esplora la tua pelle.


E se adesso vi ho contagiato con la passione per i primati e la loro progenie, andate sul canale youtube dello zoo di Dallas, perché è nata la sorellina di Saambili :)





Monday, March 11, 2019

Sul giorno internazionale della donna

Pochi giorni fa è stata la Festa della donna.
Io ho visto passare post sulla mia pagina facebook e, devo ammettere, mi sono sentita a disagio con molti di essi.
Il punto è che molte delle mie amiche su facebook hanno pubblicato parole del genere:
"Insegnerò a mia figlia che può essere quello che vuole, vestirsi come vuole, amare chi vuole, fare il lavoro che vuole,..."
O, più in generale:
"C'è bisogno di educare le donne di domani al reclamare i propri diritti, seguire i propri sogni e diventare le donne che cambieranno il mondo". 

Uhm, perché mi dà così fastidio? Sono forse in disaccordo con tali affermazioni? Certo che no.

Eppure, sono molto infastidita.

Quel che mi ha infastidito è che, a mio modesto parere, insistere sull'importanza dell'educazione delle femmine nel giorno internazionale della donna metta la responsabilità dell'ineguaglianza di genere su di lei, che in realtà ne è la vittima.

Penso davvero che educando la SignoRina lei riuscirà ad evitare o a subire minori diseguaglianze di genere rispetto a me?
Non proprio.
Voglio davvero che mia figlia pensi che sta a lei realizzarsi nella vita, deve solo crederci?
Direi di no.
O donne là fuori, ve ne accorgete? Siamo cresciute convinte che se non arriviamo dove vogliamo è colpa nostra, ci hanno fatto credere che è perché non conosciamo abbastanza i nostri diritti o perché non vogliamo davvero seguire i nostri sogni.
Questo pensiero non è forse parente più o meno alla lontana del vecchio "Se si è vestita in quel modo, se l'è andata a cercare"?
Di chi è la responsabilità delle inequità di genere?
Di chi dobbiamo cambiare la mentalità se vogliamo davvero che le cose cambino?
Non è che forse è quella dei maschi?!




Si sa, ho un figlio maschio e una figlia femmina.

Sono profondamente convita che il Teodolindo ed io avremo probabilità più alte di contribuire all'appianamento delle inequità di genere se educhiamo il Sig. Tenace in un modo in cui le generazioni maschili precedenti non sono state educate (abbastanza):
-insegnandogli che quel che otterrà nella vita potrebbe non essere solo il risultato dei suoi meriti, ma che il privilegio di essere maschio gioca un ruolo enorme;
-insegnandogli che, anche se ugualmente competenti, un uomo ha probabilità maggiori di una donna di essere scelto per un lavoro;
-o, in alternativa, che una donna che arriva alla stessa posizione di un uomo, ha dovuto faticare e sacrificarsi due volte tanto per essere dove è;
-insegnandogli che non deve sempre avere l'ultima parola in una conversazione con una donna perché lui ne sa di più, perché si dà il caso che non sia sempre vero... E soprattutto che non dovrà mai cercare di spiegare ad una donna quello che lei ha appena detto (dicesi "mansplaining", vi suona familiare?);
-insegnadogli cos'è il consenso, fin da ora che ha sei anni. E in questo la scuola ci aiuta perche ne hanno già parlato :)
-fornendogli modelli di mascolinità che siano diversi dal classico macho. A questo proposito questo libro è nella nostra lista dei desideri.
-essendo, il Teodolindo ed io, esempi quotidiani di equità di genere nella gestione della nostra famiglia ed esigere dai nostri figli lo stesso;
-(aggiungete pure nei commenti)...


E solo allora insegnerò alla SignoRina, nel modo più appassionato possibile, quali sono i suoi diritti e come lottare per essi.




(mi sono sfogata, sto meglio)

Tuesday, February 26, 2019

Un compleanno giurassico

Ieri è stato il compleanno di quel piccolo grande uomo che da quasi quattro anni ho l'onore di chiamare figlio. Colui che mi ha insegnato che il cuore umano non basta a contenere l'amore che si può provare, colui che mi fa ridere come pochi altri al mondo, colui che mi insegna il giusto approccio alla vita essendo stato definito superbamente da una sua maestra "highly determined to enjoy his day".
Sig. Tenace, sei tu.

Domenica sono iniziati i festeggiamenti, con una piccola festicciola a cui erano invitati solo i suoi tre amici del cuore dai tempi dell'asilo.
A colazione, con ore di anticipo, io mi trovavo a ultimare i dettagli per la preparazione della torta. Di solito non sono mai così pronta e pianificatrice, ma da quando siamo in quattro, con la SignoRina  capace di sorprese tipo "Adesso mamma avrei deciso di stare in braccio a te e solo te per le prossime tre ore, a costo di urlare fino a farmi scoppiare le corde vocali. Vi va bene?" e il Sig. Tenace facile preda di attacchi di gelosia feroci, meglio essere previdenti.

Dicevo, mi apprestavo a decidere come fare la torta, una crostata di frutta, e incredibilmente la base della frolla riposava già in frigo. Avevo dei dubbi sulla crema, però, quindi ho fatto l'errore di chiamare mio fratello, referenza culinaria della famiglia.
Lui ascolta il mio progetto di crostata senza troppo entusiasmo, poi mi butta lì:
"Certo che la cosa figa sarebbe fargli una torta a forma di dinosauro..."
"Sì, come no... "

Qui urge fare una precisazione, per coloro che non conoscessero mio fratello di persona. Oltre al genio culinario, egli si caratterizza per due particolarità:
a. una passione sfrenata e decennale per i dinosauri, come il nipote, ma di più lunga data;
b. una tendenza incorreggibile a fare tutto all'ultimo minuto. Ultimo, non penultimo. Ultimo.

Ci salutiamo, e un secondo dopo questa è la nostra conversazione whatsapp (ovviamente l'istigatore è mio fratello, e l'abboccatrice sono io):


E lo sapevo che sarebbe arrivata. La pulce nell'orecchio. 
Cercavo di autoconvincermi, "Fai la tua crostata tranquilla e goditi la mattina", ma il mio cervello non rispondeva. In sei minuti avevo già cambiato idea e mi ritrovavo nel vortice del "Dai che ce la faccio!"


Di seguito un elenco puntato di quel che è stata la mia mattinata, in ordine cronologico:
  1. Ho rifatto due volte la base per la torta, perché la prima mi si era rotta;
  2. Ho imprecato pesantemente contro il Teodolindo e la sua celiachia che mi costringe ad avere a che fare con frolle friabili come gesso;
  3. Ho improvvisato una crema di mascarpone e panna montata ben ferma, sperando che il composto, debitamente raffreddato in frigorifero, sostenesse il peso dei dinosauri (illusa);
  4. Ho cercato, senza farmi troppo notare, dei dinosauri che potessero stare su una torta: il Sig. Tenace a Natale aveva ricevuto famiglie di dinosauri, dovevo solo trovare i bebé;
  5. Sono uscita per andare al supermercato sfidando la pioggia ghiacciata, detta verglas. Per coloro che, vivendo in climi più miti, non avessero idea di cosa sia il verglas, sappiate che trattasi di milioni di micropugnali di ghiaccio che prima ti colpiscono la faccia, poi si depositano al suolo trasformandolo in uno specchio gelato su cui o pattini, o cadi. Io mi sono portata dietro la SignoRina in passeggino che, per l'occasione, ha svolto il ruolo di deambulatore;
  6. Ho girato il supermercato cercando pistacchi e coni gelato senza glutine (trovati! Culo!);
  7. Ho cotto la base, lasciata raffreddare e aspettato di poter verificare che il mio progetto funzionasse;
  8. Ho verificato che il mio progetto non funzionava. Appena appoggiati sulla crema, i dinosauri annegavano e sprofondavano nella panna. Merda. 
  9. Ho nuovamente imprecato, stavolta contro me stessa per aver ascoltato mio fratello;
  10. Ho leccato via la crema dalle zampe di stegosauro e diplodoco, che almeno una consolazione me la meritavo...
  11. Me le sono sentite dal Teodolindo che ha sentenziato: "È deciso. La prossima volta la torta la si compra".
  12. Ho escogitato un piano B che prevedeva l'uso di mezzi coni gelato, di cui abbondavo, che mimetizzati nella crema avrebbero sostenuto il peso dei dinosauri senza essere visibili;
  13. Ho verificato che il piano B funzionava. Gioia e tripudio.
  14. Ho assemblato la torta, tenendo tutte le dita del corpo incrociate.
  15. Ho chiamato il Sig. Tenace per fargli la sorpresa, giusto in tempo prima che arrivassero gli amici.
  16. Ho appurato quanto l'espressione di meraviglia del Sig. Tenace fosse impagabile rispetto alle frustrazioni delle ore precedenti. L'anno prossimo sicuro che ci ricasco.

Madames et messieurs, ecco la torta giurassica:

Vero che i puntelli non si notano?


La ricetta non la metto per ovvie ragioni.





Tuesday, February 19, 2019

Quando Montreal si fa perdonare

Io passo l'inverno di cui ho già parlato più volte, e resisto e a volte gliene voglio a 'sta città. Poi però lo so che arrivano giornate come quelle di oggi, in cui Montreal si fa perdonare ed è come se mi dicesse: "Lo vedi che ne vale la pena?"

È iniziata portando all'asilo la SignoRina, e già sapevo cosa mi avrebbe aspettato dopo essermi chiusa la porta dell'asilo alle spalle, perché quando vedi il cielo terso e il sole abbagliante a febbraio, sai già che la temperatura è da congelatore. Neanche a dirsi, l'autobus non arrivava e dopo aver aspettato dieci minuti (che dieci minuti a -22 sembrano 40, sappiatelo), ho deciso che, fanculo, avrei camminato. Anche perché il sole di febbraio è un sole che dà speranza e ti dice che la primavera arriverà prima o poi, tipo tra quattro mesi o giù di lì...

E va be', magari non frega niente a nessuno, ma io cammino verso il lavoro in giorni come questo, e mi sento fortunata perché questa è la strada che faccio. E non so a voi, ma a me pare niente affatto male.

Quest'albero, mon préféré, è quello che in autunno è così 


Eccoli, sullo sfondo, i palazzi di downtown

Tuesday, January 22, 2019

La tempesta del secolo

La famiglia Pautasso-Pisacane (che saremmo noi, oggi mi gira di chiamarci così) è rientrata in Italia per le feste. Dei quattro, chi ne è veramente uscita conciata per le feste è stata la SignoRina, che si è beccata la polmonite. Lei, la piccola, la mignon, la petit format. E così, mentre il Teodolindo ed il Sig. Tenace si imbarcavano per il volo di ritorno, io sono stata ad assistere la polmonitica fino alla completa remissione del quadro clinico.
"Mi raccomando", ci dice la pediatra dopo averci dato il via libera per rientrare in Canada, "deve evitare di prendere subito altri germi e poi fate attenzione a non farle respirare aria fredda!".

Già. A Montreal a gennaio. Facile.

Siamo rientrate venerdì scorso, giusto in tempo per la tempesta del secolo. Pare non ci fosse una tempesta di neve a temperature così rigide dal 1920. Di solito o ci becchiamo valanghe di neve, o temperature polari. Le due insieme ci vengono risparmiate. Non stavolta.



Le temperature da sabato a oggi sono state queste (come sempre bisogna guardare il numero più piccolo, la temperatura percepita)


Notare che il -32 si registrava oggi alle 11 del mattino, immaginate voi cosa non era alle 7.30 quando io e il Sig. Tenace uscivamo di casa. La SignoRina l'abbiamo avvolta come una mummia prima di portarla all'asilo. Lei protestava, ma la precauzione prima di tutto. Da oggi pomeriggio le temperature dovrebbero alzarsi, se così si può dire.

Durante il fine settimana siamo rimasti sigillati in casa, con l'unica eccezione del Teodolindo uscito a recuperare un po' di viveri e tornato viola in volto. Abbiamo cercato di ammazzare il tempo con grandi partite a carte, lettura di libri, ed esperimenti scientifici:

Un bicchiere di acqua calda lanciato a -35 cristallizza all'istante. La formula magica non è necessaria, ma fa scena.




Ora, si dirà, "sono pazzi questi canadesi", e in effetti lo sono, ma vi assicuro che stamattina, con il cielo blu e il sole abbagliante, Montreal era spettacolare. Gelida e spettacolare.