Friday, October 30, 2026

Perdonare le nostre madri

Ad ottobre mia madre ha compiuto 80 anni e io ero a Marsiglia per lavoro. Non credo sia un caso, seppur non l'abbia fatto di proposito, che io abbia visto questo libro in una bellissima libreria indipendente femminista e non abbia esitato a comprarlo. 


Perdonare le nostre madri.

La matrofobia, la paura di diventare come nostra madre. Credo che poche figlie non l'abbiano mai provata. 

Se la mia lettura di questo libro, che più che lettura si è trasformata in una meditazione, si colloca in un preciso contesto intimo della mia relazione personale con mia madre, che sicuramente esula dalla relazione tipica madre-figlia, certo è che il voler approfondire l'argomento rientra in un discorso molto più ampio di relazioni femminili e di genere. Citavo il caso, e di nuovo non credo sia un caso che io voglia rifletterci in una fase della mia vita in cui il mio essere donna viene trasformato e ridefinito. 

Ad ogni modo. Premessa un po' lunga, ma non sono su Instagram quindi ben vengano le digressioni che permettono un discorso più complesso.

La matrofobia 

"non è né la paura della propria madre, né della maternità, ma la paura di divenire come la propria madre. Per migliaia di figlie, la loro madre è quella che ha loro insegnato il compromesso, l'odio di se stesse verso cui esse, le figlie, lottano cosi' tanto; quella attraverso cui le limitazioni e le umiliazioni associate all'esistenza delle donne sono state trasmesse a forza. Perché è molto più semplice odiare la propria madre e rifiutarla che vedere al di là di essa le forze che agiscono su di lei."

Da qui nasce quindi il pensiero cosi' comune, il proposito e la determinazione direi, a non voler diventare come la propria madre.


Per offrire un adeguato contesto, il libro offre, dopo la definizione, esempi di figlie che hanno visto il padre essere un professionista appagato, e magari anche determinato ad offrire alla progenitura un'educazione non conformista, aperta, moderna e, al contempo, una madre la cui realizzazione personale e professionale è stata più o meno sacrificata.

"Questa frase "trovero' un modo di fare diversamente" riassume e fonda la matrofobia, il rifiuto da parte delle figlie per le madri che incarnano attraverso la loro stessa esistenza mutilata la minaccia che il patriarcato fa pesare sulle loro vite."  

E ancora:

"Le donne che crescono in una società patriarcale hanno raramente l'impressione di essere state maternées : il potere delle nostre madri è troppo limitato, quali che siano l'amore che hanno provato per noi e le lotte che hanno condotto per noi. È attraverso la madre che il patriarcato insegna alla giovane figlia quel che l'attende quando diventerà adulta."

Concludo con quest'ultimo passaggio:

La famiglia è il primo luogo in cui le figlie imparano a diffidare della propria madre, in cui la distanza nella relazione si scava. Perché quale figlia vorrebbe trovarsi dalla parte delle sconfitte, delle spente, delle stravolte, di quelle che sparecchiano silenziosamente mentre altri fanno ridere tutta la tavolata?


(continua, probabilmente, in un secondo post)